UMBERTO NOBILE - Da Eboli al Polo Nord


Nella notte tra l'11 e il 12 Aprile del 1926 il dirigibile Norge sorvola il Polo Nord. Umberto Nobile entra nella storia come il primo uomo a spingersi oltre le colonne d'Ercole del ventesimo secolo. Fin laddove nessuno, seppure molti ci avessero provato, era riuscito ad arrivare. Due anni dopo ci riprova, questa volta con mezzi che fossero tutti italiani. Progetta il dirigibile Italia, pianifica il viaggio attraverso rotte inesplorate e programma un atterraggio sui ghiacci del Polo. Ma il 24 Maggio 1928, alle 10:30, qualcosa non va, e causa una forte bufera, il dirigibile Italia si schianta sul pack del Mar Glaciale Artico. La cabina di pilotaggio si ancora al suolo, mentre l'involucro del dirigibile, quell'enorme “pallone gonfiato”, vola nel nulla, portandosi con se sei delle sedici persone partecipanti alla spedizione. Di quel pallone, e di quelle persone appese al suo grembo, non non si seppe, e non si sa, ancora nulla. Nobile e i compagni si riparano in una tenda, colorata di rosso perché sia visibile ai soccorritori. Con una radiolina mandano segnali d'aiuto per giorni e giorni, bussando alle porte del mondo civilizzato perché qualcuno li aiuti.
All'interno delle iniziative della Fiera Campionaria dei SS. Cosma e Damiano, si è tenuto un convegno, inserito nel progetto: “Eboli, i grandi uomini”, che ha visto protagonista la figura del generale dei ghiacci, Umberto Nobile. Un momento di importanza fondamentale con relatori di altissimo prestigio a livello nazionale ed internazionale, quali l'onorevole Abdon Alinovi, l'ingegnere Luigi Pascale, il capitano Franco Masini e familiari del generale Nobile. Un momento cruciale per far conoscere a tutti, bambini ed adulti, questa figura eclettica e geniale, lontana eppur così vicina a noi. Eclettica perché Nobile contribuì a molte scoperte tra le quali il primo paracadute italiano.Geniale per le sue intuizioni. Lontana per i suoi viaggi al Polo, terre ancora sconosciute fino ad allora. Vicina a noi perché Nobile, fondamentalmente, era un ebolitano.
Di Eboli erano i suoi genitori, i quali nel periodo della sua nascita si trovavano a Lauro per motivi di lavoro. Ed a Eboli, il giovane Umberto Nobile trascorre la sua infanzia. E' qui che conserva i suoi ricordi più belli. E sono queste strade, e questi borghi che porterà per sempre nel suo cuore.
Quarantotto giorni resisteranno sui ghiacci gli uomini della Tenda rossa. Tanto ci misero i soccorsi a giungere fino a loro. Solo Nobile riuscirà a tornare prima, e questo gli costerà caro. Al ritorno in Italia egli è condannato per aver lasciato per primo la tenda rossa. Nobile, che in realtà di demeriti ne aveva pochi, se non nessuno, rivolgerà da allora i suoi studi e le sue ricerche fuori dall'Italia, in Unione Sovietica. Finché la guerra non finisce, il regime è sconfitto, e va nascendo la Repubblica. Il generale, allora, rientrato in patria, partecipa al processo di formazione del nuovo Stato italiano. E' eletto nell'assemblea costituente, come indipendente nel PCI. Dalle ceneri del fascismo era questo il momento di rifare l'Italia: Nobile non se ne tirò indietro.
Ci sono uomini che lasciano un segno, ovunque vadano. Nobile era uno di quelli. Una personalità forte, capace di essere severo e comprensivo allo stesso tempo. Un professore capace di rimandare una classe intera di studenti, senza ripensamenti. Un inventore con il vizio dell'avventura, con l'esperienza di un saggio. Un padre affettuoso e prodigo di consigli, tanto vicino alla sua unica figlia ed un punto di riferimento per i suoi nipoti. Un animalista convinto, inseparabile dalla sua cagnetta Titina, la quale lo accompagnava sempre, nelle spedizioni polari fino agli incontri ufficiali.

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