Follie verbali e...razzismo politico

L'amministrazione Melchionda comunica agli utenti: “abbiamo chiuso l'iter per la zona industriale. Ora devono darsi da fare i privati”. Domanda: ma i lotti non utilizzati perchè non sono stati revocati? E la voragine degli imprenditori ex Ds? Sui lotti passati di mano in mano, si è fatta piena luce? Aspettiamo. Con parve speranze. Eboli aveva un grande ospedale. Tra proclami vanesi e parole al vento, i politici di Eboli hanno scritto cartoline sui giornali, quelli di Battipaglia hanno realizzato i fatti. Avevamo un gingillo sanitario. Battipaglia ci inseguiva. Equilibri capovolti. Sarà Eboli, adesso, la succursale ospedaliera. Arrestato dopo 3 mesi di scorribande, il sospettato numero 1 delle 25 risse estive. La domanda sorge spontanea. Vacanze troppo lunghe, alla Procura della Repubblica di Salerno? Settembre razzista a Eboli. Se assumo te, devo prendere 10 Maiale e 10 Marotta. E’ la risposta che si è sentita dire Daniele Bonelli, dal timonier comunale. Razzismo strisciante? No, razzismo pragmatico. Corsetto fa perdere i voti al centrodestra, sbattendo fuori dal comune uno "zingaro" che vota Berlusconi e che chiedeva a Corsetto più incisività all'opposizione dormiente. Ingiuria razziale, zingaro di merda non si dice. Ma c'è di più. L'estrema Destra, orfana della Santanchè, chiede l'esercito a Eboli. Il giorno prima c'èra stata una rapina a un distributore di benzina. Domanda: nell'Agro Nocerino ci mandiamo i Marines? Follie verbali. Centrosinistra al governo e Pdl che non fa opposizione, hanno una soluzione geniale: murare San Nicola Varco. Costo dell'operazione? Efficacia dell'operazione? Parole al vento nella fumosa politica ebolitana. Noi stiamo con Petrillo: "datevi una mossa, politici ebolitani, la città sta morendo". Sommersa di incompetenza, clientele e verbosità razziale.

La ramazzata - Grandi pulizie al comune di Eboli

Finalmente! Aveva gridato l’intero popolo, ebolitano leggendo i titoli dei giornali locali di due settimane fa: “Ramazzata politica ad Eboli!”
L’ebolitano medio (quello che “non capisce di lirica” per cui viene orbato di “Vissi d’arte” a vantaggio di qualche neo – melodico di ultimo grido, fra gli applausi di qualche “ pseudo – presidente” di qualche “pseudo – associazione” “ pseudo culturale”) ancora una volta aveva frainteso.
Aveva pensato che, alla buon ora, lo “sceriffo tricolore” in salsa nostrana ed i “suoi” collaboratori avessero deciso di caricarsi la ramazza in spalla ed andare a pulire la città dalle migliaia di sacchetti di “monnezza" abbandonati sulla strada per Olevano, sulla statale per Battipaglia, a via Serracapilli ecc. un servizio fotografico di un caro amico fotografo, anticipato sulla stampa, renderà noto di un dato evidente a tutti: “la città è sporca”!
Ma, poi, leggendo bene gli articoli gli ebolitani hanno ricevuto una grande delusione: il repulisti politico, riguardava fisicamente mezza giunta comunale.
Come sempre, grazie ai nostri infiltrati, siamo in condizione di ricostruire nei dettagli quella drammatica giornata a vantaggio dei nostri lettori.
Lo “sceriffo col tricolore” in salsa nostrana, aveva passato l’ennesima notte insonne sul tetto della casa Comunale. Aveva cercato, inutilmente, di trovare qualche iniziativa che gli consentisse di guadagnare la prima pagina dei giornali. Ma come lo “sceriffo di Salerno” si candida alla presidenza della regione, tutti ne parlano, e lui? Aveva pensato di far ergere una gogna in piazza della Repubblica ove esporre quella prostituta sbattuta in carcere a Roma a terra, svenuta, semi nuda e coperta di polvere. Ma lo “sceriffo” parmense era stato lapidario: “mi serve ancora per fare compagnia al ragazzo ghanese che abbiamo picchiato a sangue e messo in galera. Cavolo, mica sono un negriero! Anche ai condannati nelle carceri di massima sicurezza, nel periodo medioevale, si dava la possibilità di intrattenersi con qualche prostituta”.
Aveva pensato di far scavare una fossa sul viale Amendola per la lapidazione di quella coppietta ebolitana beccata a scambiarsi effusioni in auto al PalaSele. Ma quelli della ditta (tutti uomini di Rosania?) hanno ribattuto che non avevano gli uomini, tant’è che aveva pensato a prendere un paio di operai per 3 ore. (3 ore, 3 mesi, è lo stesso).
Poi non se ne è fatto più niente e quei due operai si sono “incazzati”. Ingrati! Invece di ringraziare perché si è “pensato” a loro. Come si dice quando si porta un regalo a una festa? Bastava il pensiero.
Alle 8.00 apre l’edicola di fronte e dal tetto lo “sceriffo col tricolore” legge la locandina: “Rosania si candida a Sindaco per il 2010”.
“MANNAGGIA TUTTI LI PESCETTI” fu l’urlo spaventoso che si levò (con apposita ordinanza è stata vietata in tutta la città l’espressione “mannaggia la miseria” da quando Anselmo Botte ha intitolato così il suo libro, meraviglioso, su San Nicola Varco!).
Le cronache parlano di vetri in frantumi, di allarmi scattati, di vecchietti tramortiti dal suono orribile.
Lo “sceriffo in tricolore” mette mano alla sua “biro” blu calibro “44 magnum” ed all’istante mette giù un documento che tutti gli ebolitani, compresi i nascituri da qui al 2010, avrebbero dovuto firmare: la sua ricandidatura alle prossime elezioni.
Ma che sia più semplice attraversare l’intero oceano Pacifico, con una canoa bucata a remi e col mare forza 9, piuttosto che ottenere l’unanimità di consensi all’interno del PD, è cosa nota a tutti (anche a Veltroni).
Capita, quindi, che qualche personaggio di novella elezione, approdato al PD dopo “procellosa” attraversata dell’intero arco costituzionale, leggendo il documento abbia detto, facendo il gesto dell’ombrello, in ebolitano corrente “ tiè!”! e io che ‘nce guaragno?”
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Lo “sceriffo in tricolore”, incazzato nero, per distendere i nervi, ha afferrato la ramazza e si è messo a pulire nel corridoio dinanzi al suo ufficio, lì dove stazionavano tre suoi collaboratori che, per ristorarsi dalle fatiche della carica assessorile, stavano facendo una partita a “Shangai”.
La ramazza non ha fatto distinzioni fra bastoncini e collaboratori: ramazzati! Chiusi nel sacchetto (quello grigio del secco indifferenziato) e messi fuori dal portone in attesa del ritiro!
Al diffondersi della notizia scene di panico hanno attraversato la città.
Al quartiere Pescara sono state viste donne in gramaglia nera che si graffiavano il volto e piangevano a dirotto chiedendosi: “chi veglierà sulla nostra sicurezza?” (Avete visto che l’assessore alla sicurezza c’era? Non era un’invenzione di Cecco. Certo forse neanche lui conosceva le sue mansioni tanto che, sembra, quando una cittadina gli chiese se la sua competenza alla sicurezza coprisse anche il centro antico, rispose: “un attimo che chiedo!”) chi perlustrerà l’intera città con la macchina col lampeggiante e fidanzata al fianco? Terrore anche nella confraternita del mattone. Il grande interrogativo esposto in uno striscione che attraversa l’intera Piazza della Repubblica parlava chiaro “chi ci darà ora la nostra variante quotidiana al PRG?”.
Le scene più strazianti sembra essersi verificate sulla strada per Olevano dove intere colonie di ratti, proliferati nelle migliaia di sacchetti di “monnezza” abbandonati e terrorizzati che adesso qualcuno, finalmente, avrebbe disposto per la rimozione. Sembra che in coro abbiano intonato una vecchia canzone di Claudio Baglioni “ Assessore non andare via…”.
In un primo momento s’era sparsa la voce che anche “l’assessore col fantasma” fosse stato “ramazzato”. Quando il pettegolezzo è rientrato le conseguenze sono state drammatiche: stando alle statistiche la curva dei suicidi in Campania negli ultimi 50 anni ha toccato, all’apprendimento della smentita, il suo picco più alto.
Ora l’intero paese è in trepidante attesa della nomina dei sostituti. La veglia con le candele accese si susseguono sotto il “palazzo del potere”.
I “Cento passi” assume un impegno per l’edizione del dicembre 2009, quando si pensa che potrebbe aversi un accenno di ipotesi dell’idea di un ipotetico nome di sostituto, ne daremo immediata comunicazione ai nostri lettori.
Povera Eboli! Peggio di così…
S’io fossi foco arderei ‘l mondo

Non mi avete convinto! - lettera ai compagni di Rifondazione Comunista


Cari compagni, scrivo queste note per esprimere uno stato d’animo, senza pretesa di entrare nel dibattito, francamente deprimente, che sta accompagnando Rifondazione da mesi e senza aspettarmi di essere compreso.
Lo stato d’animo di un militante, nato nel P.C.I., cui avevo aderito nel 1971 a 14 anni, di cui ho vissuto la vicenda “dissolutoria” innescata dalla Bolognina, per aderire, poi, a Rifondazione fin dalla assemblea del teatro Brancaccio a Roma, fin da quando eravamo “movimento” con la tessera provvisoria nel portafoglio e quell’eccezionale dirigente, che si chiamava Sergio Garavini come segretario.
In 37 anni ho “mangiato” pane e politica nelle fila di un partito che, in modo esplicito, si rifaceva ai valori del “Comunismo”, inteso come movimento reale per abolire lo stato di cose presente (altro che “tendenza culturale” compagno Bertinotti!).
Con orgoglio ho svolto, e svolgo tutt’ora, le funzioni istituzionali cui Rifondazione mi ha chiamato: per nove anni Sindaco della mia città, Eboli; prima per due anni, consigliere comunale di opposizione, e da tre anni e mezzo Consigliere Regionale della Campania.
Una volta, forse, sarei stato collocato fra i “quadri intermedi” del partito. Quando esisteva una organizzazione di partito ed una selezione dei quadri.
La lotta alle tessere, le trame per occupare qualche poltroncina, il ricorso cinico al regolamento per “fottere” qualche compagno sono pratiche dalle quali, con accuratezza, mi sono tenuto lontano.
A me, in altri tempi, avevano insegnato che la battaglia politica è fatta di confronto di idee, anche aspro, ma all’interno di una grande “tensione unitaria”.
Per cui alla fine di un dibattito duro, esasperato, bisognava che si affermasse la capacità di sintesi fra posizioni diverse.
Questo consentiva ad un partito di sentirsi unito, pur all’interno di un confronto che continuava in se e di analisi, e consentiva a chi quel partito guidava di essere, effettivamente, il segretario di tutti e non di una parte.
Non c’era bisogno di proporre, generosamente, la condizione della gestione del partito e di una linea politica affermata a colpi di maggioranza.
Caro Ferrero, così non si costruisce un partito, ma si pongono le basi per una cristallizzazione delle posizioni e, quindi, prodromi di una scissione (a questo punto saremmo alla scissione dell’atomo).
Ma non mi meraviglio del’epilogo del nostro (o forse dovrei dire del vostro) congresso (io l’ho seguito con distacco e sconcerto).
Era un film già visto.
Il partito esce da una sconfitta di proporzioni devastanti, che non è solo politica, ma, purtroppo, soprattutto culturale.
Per la prima volta in questo dopoguerra i valori e la cultura di destra diventano egemonici in Italia e la sinistra si ritrova, non solo per la “cacciata” dal Parlamento, ed assolvere ad un ruolo marginale.
Questo disastro non lo si determina in qualche mese o con i due anni del governo Prodi.
Una lettura del genere, francamente, mi sembra auto assolutoria del gruppo dirigente che, negli ultimi anni, ha “costruito” questo partito in un certo modo, indipendentemente dal come oggi si sia “spalmato” nelle diverse mozioni.
Volete far credere a me che l’operaio di Mirafiori, intervistato da “Liberazione” dopo il 13 aprile e che con chiarezza diceva: ”io i comunisti non capisco neanche che ca..o dicono”, sia giunto a queste conclusioni a seguito dei due anni del governo Prodi, o per la scomparsa della Falce e Martello o per l’appello al “voto utile” di veltroniana memoria?
Se avessimo perso il 2% allora questa lettura avrebbe potuto essere valida. Ma di fronte alla disfatta del 13 aprile no! Decisamente non ci siamo!
Dove sono stati gli operai negli ultimi dieci anni di vita di Rifondazione?
Abbiamo pensato a “contaminarci” con i movimenti. Giusto! Ma dove sono oggi il movimento per la pace? Quello no global? O quello per i diritti civili? Sbaglio o tutti ripiegati su se stessi?
Mi guardo attorno e mi chiedo: qual è il soggetto sociale che mi ritrovo in una ineliminabile condizione di conflittualità con il capitale? Con le scelte economiche, sociali e culturali che il capitalismo impone?
Oggi come un anno fa, come dieci anni fa.
La risposta è sempre la stessa: i lavoratori! A maggior ragione oggi, allorquando il mondo capitalistico è squassato da una crisi paragonabile a quella del 1929.
Certo, non più classe operaia intesa in modo classico! Oggi in quella definizione vanno considerati i precari, le donne che pagano ancora la differenza di genere, i lavoratori dipendenti che non arrivano alla quarta settimana, i lavoratori migranti, senza diritti, i giovani che a 30/35 anni non hanno ancora la possibilità di costruirsi un futuro perché senza lavoro stabile, quelle migliaia di lavoratori che quel futuro avevano ma gli è stato sottratto con la espulsione del mondo del lavoro.
Questi sono i nostri soggetti sociali di riferimento.
Ad essi dobbiamo riuscire a dare una risposta concreta oggi sul terreno dell’occupazione, del disegno di uno sviluppo diverso.
Quale partito abbiamo costruito in questi anni?
Non andiamo bene il partito classico del “novecento”?
Ma cosa si è proposto in alternativa?
Il partito “leggero”, che rinuncia al suo ruolo di “intellettuale” collettivo, con una sua autonomia progettuale e di proposta!
Un partito tutto teso ad affermare la propria “credibilità” come “alleato affidabile” del centro – sinistra nel quale il ruolo degli “istituzionali” diventava decisivo nel rapporto con il sociale.
Addio “intellettuale collettivo”! Capace di discutere e di discutere e di tradurre quelle discussioni in proposta politica su cui cercare il confronto con i potenziali alleati.
Un partito ipocrita, pervaso da una volontà di esclusione del dissenso.
Questo abbiamo costruito.
Per quanti anni i compagni che avevano votato mozioni perdenti (vecchio vizietto quello del congresso a mozioni!) sono stati esclusi dagli organismi dirigenti a tutti i livelli?
Strano modo di selezionare i quadri dirigenti: non sulla base del valore dei compagni, ma sulla base dell’affidabilità.
E la questione morale che fine ha fatto?
Ma davvero volete far credere a me che nessuno ha colto la “mutazione genetica” che Rifondazione stava subendo in questi anni? Poi si grida allo scandalo per i giochini con le tessere nella fase congressuale!
Una cultura aziendalistica, in cui l’importante è gestire il “potere” nel partito, venata profondamente da una cultura stalinista (sempre dura a morire!) in cui il dissenso è messo al bando.
Forse agli atti del Partito a Roma ci saranno ancora le lettere di diffida al circolo di Eboli che nel 1997/98 era un vero laboratorio politico (altro che case della sinistra! Noi le avevamo già costruite!) in cui il capogruppo, il tesoriere, mezzo direttivo erano compagni senza tessera.
Ma la sezione era sempre piena. Si discuteva.
In seguito tutti tesserati, ma sol e sempre quattro amici al bar!
A fronte di questo quadro drammatico sullo stato del partito, di un dato elettorale devastante, mi sarei aspettato l’apertura di una grande stagione di ascolto di quelli che ci votano e non ci hanno votato più, di quegli operai che non capiscono cosa ca..o diciamo (altro che volantinaggio del neo segretario dinanzi alla fabbrica. Patetico). E invece no! Si cerca la precipitazione congressuale.
Su mozioni contrapposte, per altro, per ingessare il dibattito e regolare i conti! Lotta senza esclusione di colpi per “spartirsi” un guscio vuoto.
Abbiamo parlato, e continuiamo a parlare “a noi stessi di noi stessi”!
Una operazione tutta tesa a riciclare un gruppo dirigente che, oggi, al di là delle mozioni di appartenenza, sta ancora tutto lì.
Posso chiedere dove sta la novità? Ma soprattutto: dove sta la analisi della fase?
Posso chiedere a cosa è servita questa frattura verticale se non a mostrare la incapacità di fare “sintesi”?
Posso chiedere se alla fine di questo percorso congressuale quell’operaio che non capiva un ca..o, oggi capisca qualcosa di quello che diciamo?
Posso chiedere se questo congresso è servito alla Sinistra, a Rifondazione, al paese?
Posso chiedere se l’operaio (sempre lui) ha capito cosa propone la mozione Vendola che si riunisce per i fatti suoi ed avvia il tesseramento parallelo?
Posso chiedere al segretario Ferrero se continuando ad andare avanti con “relazioni spot” di basso profilo, piuttosto che con analisi approfondite della fase, ritiene di ricostruire un partito?
E posso, ancora, chiedere che senso ha in questo paese che la Sinistra (tutta fuori dal parlamento, ripiegata sotto i colpi della destra e del PD che intendono cacciarci anche dal parlamento europeo che tutta insieme non arriva al 5%) si presenti divisa in cinque o sei partitini? E con la protervia e l’intento suicida di continuare ad essere divisa! Vendola vuole Sinistra Democratica ma non Diliberto; Diliberto vuole il PRC ma non Sinistra Democratica; Ferrando vorrebbe Ferrero e basta; Ferrero, sinceramente, non ho capito con chi vuole cercare l’unità visto che no riesce a riunirsi neanche con Vendola.
Cari compagni, non mi convincete.
Su questa strada c’è soltanto la dissoluzione non solo del Partito della Rifondazione Comunista, non solo della Sinistra Comunista, ma della Sinistra nel suo complesso.
Io vorrei invitarvi a fermarci.
A fissare una sorte di pausa del confronto interno, come se Chianciano non ci fosse mai stato, ed aprire ora quella campagna di ascolto che non si è voluta avviare prima.
Ridiamo la voce non tanto ai 45.000 iscritti (ha ragione Revelli: almeno teniamoli nascosti questi dati miserevoli) allineati e coperti; ma a tutte le compagne ed i compagni, iscritti e non iscritti; a chi ci votava e ora non più; a chi vorrebbe votarci e non lo fa perché schifato da quello che stiamo combinando; agli operai perché siano protagonisti del dibattito, non perché leggono un volantino; ai precari; alle donne; ai movimenti residui.
Rimoviamo il congresso!
Vestiamoci di umiltà mettendoci in gioco tutti.
Ritroviamo il coraggio di andare prendere consensi e “pernacchie” nelle assemblee, nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, nelle scuole.
Cerchiamo di indagare la fase.
Cerchiamo di capire da coloro che vorremmo rappresentare, di cosa c’è bisogno oggi.
Io rimango convinto della necessità storica, della costruzione di una “grande sinistra”, che tenga dentro tutto ciò che non è Partito Democratico, che si ponga l’obiettivo di costruire una organizzazione di massa, forse andando oltre gli schemi dei partiti del ‘900, ma cercando di prendere il meglio di quelle esperienze: la capacità di essere “intellettuale collettivo”; la tensione unitaria come bene prezioso del movimento operaio; l’ispirazione alla questione morale come modo d’intendere il ruolo della politica; la autonomia progettuale; la capacità d porsi il problema delle alleanze politiche e sociali; capace di essere, come direbbe Rossana Rossanda: “luogo di convergenza di molte vite, un tessuto fitto di fili spesso preziosi”, in cui i Comunisti, ritrovino il gusto di costruire l’egemonia, se ne hanno la capacità.
Se non è questo, io penso, ci ridurremo a sventolare le nostre bandiere rosse, mentre intorno il mondo è attraversato da grandi sconvolgimenti che non cogliamo a partire dalla grande crisi del cuore del sistema capitalistico.
Novella orchestra del Titanic.
Mi rendo conto che non è facile.
La via fino ad ora seguita, della divisione, della testimonianza, dei puri e duri, è quella più comoda, più semplice. Ma non paga. Non serve per costruire una società “altra”.
Non mi rimane che farvi gli auguri.
Io, militane ero e tale resterò.
Continuerò ad avere in tasca la tessera ma con essa c’è, nel mio cuore di vecchio comunista, ormai, il disincanto.
Per il resto eretico sono stato in questi anni, mai allineato all’esaltazione del Bertinotti – pensiero, ed eretico resterò.
Preferisco morire così, conservando quello che nel PCI mi hanno insegnato essere il bene più prezioso per un Comunista: l’autonomia di pensiero.

Adasi - Storia di donne uguali


La mia amica Adasi viene dal Marocco e precisamente da Ben Mellai. Un giorno entrò in ufficio a chiedere “un po’ di pane”. Quella richiesta mi disorientò, forse perché a farla era una donna come me, quasi mia coetanea.
Nei giorni seguenti l’ho rivista spesso. Quando ha un piccolo spazio di tempo libero si viene a sedere accanto al mio PC e mentre lavoro chiacchieriamo. Impara presto e in fretta. E’ intelligente e volenterosa.
La sera quando fa il pane in quel vecchio forno sgangherato che arriva dal Marocco, me ne porta sempre un po’ in redazione ed io lo mangio volentieri davanti a lei, quando ancora è caldo.
Un giorno mentre camminavamo mi ha chiesto “Vitina, cosa vuol dire cretina?” e alla mia risposta-domanda “perché?” mi fa: “Perché la signora dove lavoravo mi diceva sempre cretina, cretina tu e la mamma tua che ti ha fatto”.
La signora che la chiamava cretina è la stessa che poi non l’ha pagata per il lavoro svolto presso la sua abitazione, solo perché Adasi, come tutti quelli come lei, non ha nessuno che possa far valere i suoi diritti.
Appena il sole accenna un sorriso sulla nostra Italia, ecco che a Lampedusa e lungo le nostre coste ricominciano ad arrivare i barconi della speranza.
E i nostri governanti li fanno entrare senza far nulla contro coloro che sfruttano la speranza di queste persone. Anche il fratello di Adasi tra poco arriverà.
Ha pagato la modesta cifra di 6.000 Euro ad uno strozzino che gli ha assicurato l’arrivo in Italia, il permesso di soggiorno e un contratto di lavoro. Le ho detto: “Non farlo venire, Adasi, digli che la vita qui è difficile...digli che quello che gli hanno promesso è falso.” Ma lui verrà lo stesso e sarà un altro essere umano a cui qualcuno ha venduto dei sogni come fossero realtà. E non avrà nessuno che lo potrà difendere quando ne avrà bisogno, perché il clandestino c’è, lo Stato lo sa, ma non ha diritti, è un essere invisibile. Così è stato per quel loro amico che ha perso due dita sul lavoro, ma che han bene istruito per non dire in ospedale dove l’avesse perse. E così è per Adasi che dopo un mese di lavoro china sulle macchina da cucire, chiusa in una casa privata (così i controlli non possono venire) si è sentita dire che non le veniva dato il compenso pattuito perché il lavoro era fatto male.
Nel corso delle stagioni le nostre terre nascondono tra le alte file dei loro frutti, tanti extracomunitari...preziosi per il padrone fino ad una certa ora, dopo la quale non importa dove andranno e cosa faranno. Non importa se non avranno dove lavarsi, o dove mangiare un pezzo di pane decentemente, l’importane è che all’alba del nuovo giorno essi stiano al lavoro, pronti a lavorargli la terra per ingrossare le sue tasche (o ingrassare il suo stomaco.)
Non esiste un avvocato gratis per queste persone, ma esistono speculatori orribili che su una pratica di morte il cui risarcimento era di 110.000 euro, chiedono all'assistita un compenso di 90.000 euro, dimenticando che quella pratica era per la morte del marito e che alla donna era rimasta una carretta di bimbi piccoli da crescere.
Non so se Adasi ha un futuro in Italia, non so se riuscirà mai a rivedere il suo bimbo che non vede da 5 anni e che quando partì le si attaccò alla veste e non voleva lasciarla...mentre il vecchio padre le diceva: “Vai figlia mia, vai a cercare il lavoro e poi torni a prenderlo...!”.
Quando le accendo la web-cam per farla parlare con i suoi in Marocco, vedo i suoi occhi che si riempiono di luce...dall’altra parte quella gente fa un lungo viaggio per giungere nel posto dove potranno fare il collegamento con Adasi, ma il bimbo non c’è.... E lei ogni volta spera che ci sia, ma poi si rassegna ad ogni collegamento e dice “Va bene così..., arriva la prossima volta!”. Ma non c’è neanche la prossima volta e la prossima ancora perché per non farlo piangere non lo portano davanti a quel PC, e lei lo sa.
Spesso mi chiede delle nostre usanze, come si cucina il cavolfiore o la minestra con le patate...mi fa piacere farla partecipe della nostra cultura che lei non disprezza ma al contrario apprezza. Una cultura che non deve e non può sostituire la sua, ma arricchirla, come è giusto che sia. Io so che lei è uguale a me, ma non perché è donna, o perché sotto il velo ha la treccia uguale alla mia: è uguale a me perché su questa Terra siamo tutti uguali.

La sanità nella Piana del Sele - Gli ospedali riuniti di Eboli e Battipaglia


Ci risiamo! Con una periodicità quasi scientifica ritorna l’allarme sanità nella Piana del Sele! Si chiudono gli ospedali di Eboli e Battipaglia. Si smantellano reparti. Sei anni fa la stampa nazionale (L’Espresso) elencò gli ospedali campani a rischio chiusura e fra questi, ovviamente, Eboli.
Cresce l’allarme sociale. Puntuali arrivano le proteste. Le dichiarazioni di guerra si sprecano. Si minacciano proteste clamorose da parte dei rappresentanti locali. Dall’altra parte i tecnici, i direttori generali ed amministrativi, come calcolatori impazziti snocciolano numeri e cifre per dimostrare che la situazione non è più sostenibile. Come se la sanità, ed io aggiungo la “Pubblica istruzione”, fosse materia da affrontare con l’occhio del ragioniere.
Che un problema di sovrapposizione dei presidi ospedalieri esista, è incontrovertibile. Che però il dato, in provincia di Salerno esista solo per Eboli e Battipaglia è francamente inaccettabile.
Per anni in regione Campania, e la provincia di Salerno non ha fatto eccezione, la politica sanitaria è stata intesa come apertura di nuovi ospedali sotto casa di qualche “ potente” di turno. Fare l’elenco sarebbe cosa non difficile.
Ridurre la questione degli “ospedali doppioni” alle sovrapposizioni di Eboli e Battipaglia non sola è fuorviante ma, ritengo, pericoloso in quanto stiamo parlando di presidi produttivi, con grande potenzialità di sviluppo e con un bacino di utenti di centinaia di migliaia di persone. Altrove neanche positività è riscontrabile.
Ma la cosa peggiore, però, rimane il tentativo di risolvere il tutto con un problema di numeri e di cifre.
Io ritengo che il problema più che di carattere finanziario attiene alla razionalità ed alla qualità della risposta sanitaria.
Prima questione: possibile che tutta la risposta sanitaria debba essere incentrata sul presidio ospedaliero? Per cui anche lo “starnuto” deve comportare il ricovero. E la scelta di far decollare i distretti, la rete capillare di presidi del Servizio Sanitario che facessero da filtro al presidio ospedaliero?
Seconda questione: possibile che alcune prestazioni sanitarie, o determinate indagini strumentali passino solo ed esclusivamente attraverso il privato convenzionato? Qual è la percentuale del bilancio dell’Asl Sa2 che copre le convenzioni e quale il pubblico? E quella politica del “riequilibrio” affermata con forza nel PIANO OSPEDALIERO REGIONALE che fine ha fatto? Detto questo, che in provincia di Salerno il problema ospedaliero della duplicazione, della irrazionalità, della risposta sanitaria sia più evidente è probabilmente vero. Tant’è che in occasione della discussione in consiglio regionale del paino ospedaliero, fu sulla “ questione Salerno” che si inceppò la discussione.
Eboli e Battipaglia ( e vogliamo ragionare anche di altre presidi?) sono in condizione di dare una risposta che vada nella direzione della razionalizzazione: l’ospedale unico della piana del Sele. Collocato in modo baricentrico tra le due città con un’uscita autostradale. Una struttura nuova, realizzata con criteri moderni, che unisca, valorizzi ed esalti le esperienze e le professionalità esistenti nei due presidi esistenti. Senza penalizzazioni. Una struttura che abbia i requisiti per ragionare come azienda ospedaliera autonoma, capace di rispondere alle emergenze in un’area enorme ma anche dare risposte di eccellenza. C’è volontà di discutere di questa cosa da parte dell’assessore regionale? Delle amministrazioni locali? Della direzione dell’ASL Sa2? Se questa volontà c’è le risposte devono essere conseguenti:
1) l’assessore metta in campo finanziamenti, autorizzazione e volontà politica;
2) i comuni mettano in campo le procedure urbanistiche ed amministrative per consentire l’opera.
3) Il direttore generale lasci perdere chiusure di reparti, svilimenti o umiliazioni di questo o di quel presidio ospedaliero. Allora niente chiusura del pronto soccorso di Eboli o Ginecologia a Battipaglia. Servirebbe solo ad esasperare gli animi.

Spiagge privatizzate - Pagare per credere


Scontro sul piano per la gestione delle spiagge pubbliche. Il progetto passa con il voto della maggioranza, ma senza quello di Rifondazione Comunista, che vota contro, assieme all’opposizione. All’esterno dell’aula consiliare, alza la voce Legambiente, annunciando un ricorso al Tar. «Faremo tutto il possibile perché il piano venga bocciato – è il tamburo di guerra suonato da Pasquale Del Duca, dirigente della sezione di Agropoli – Tra le altre cose, c’è un aspetto che ci indigna: il regolamento prevede che vengano favoriti i proprietari di terreni attigui alle spiagge, per quanto riguarda le richieste di concessioni demaniali. Un vero e proprio illecito. Ci opporremo ricorrendo al Tar». La maggioranza issa le vele, Legambiente prova a tagliarle. I disappunti sono parecchi: «Il piano non prevede la gestione e la manutenzione delle aree che ricadono nel Parco. Avevamo chiesto l’introduzione di ulteriori motivazioni per la revoca delle concessioni, ma anche quest’istanza non è stata accolta. Avevamo presentato delle osservazioni, noi di Legambiente. Sono state tutte rigettate. Le osservazioni dei pescatori, dei cittadini, hanno fatto la stessa fine”.
Paradossalmente, i consiglieri comunali del Popolo delle Libertà, Mario Pesca ed Emilio Malandrino, hanno avanzato istanze “stataliste”, chiedendo che almeno il quaranta percento delle spiagge rimanesse nella disponibilità del comune. Rotto il feeling con la maggioranza, Legambiente si è ritrovata sulle stesse posizioni del centrodestra. Il quaranta per cento al comune, il resto ai privati. La maggioranza di centro sinistra ha riservato al comune solo il 30 per cento delle spiagge. Di questo 30, il 15 potrebbe essere dato comunque in gestione e cooperative e associazioni onlus, rendendo di fatto, liberamente fruibile, solo il 15 percento.
Ma le anomalie ad Agropoli non sono finite. Il centrodestra si ritrova nelle vesti di paladino del popolo: «Noi del Pdl abbiamo votato contro il piano di gestione delle spiagge – spiega Pesca – perché riteniamo che il consiglio comunale abbia sbagliato a rigettare tutte le osservazioni dei cittadini. Eravamo favorevoli a mantenere il 40 per cento di spiagge pubbliche. Ritenevamo che ci fossero alcune spiagge che dovessero essere comunque preservate in quanto tradizionalmente frequentate dai cittadini di Agropoli». Gli arenili “gioiello” a cui si riferisce il centrodestra sono la spiaggia di San Francesco e lo scoglio del sale. Aree peraltro incluse nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che, secondo coloro che si sono opposti al Piano, dovevano essere escluse. I cittadini sono particolarmente legati alla caletta di San Francesco. Secondo la leggenda, dalla sommità dello scoglio, che in quel punto affiora a pelo d’acqua, il santo avrebbe predicato ai pesci. Centrosinistra sordo alle istanze. Legambiente, Pdl e cittadini incassano la sconfitta. Alle corde è finito anche Pippo Vano, esponente di Rc. Il presidente della Commissione Consiliare Demanio e Porto sperava di avere più voce in capitolo. Ma anche le sue istanze sono state defenestrate. Da parte sua Vano non drammatizza, ma dichiara serafico: «L’amministrazione comunale ha fatto proprio un indirizzo politico che Rifondazione Comunale non condivide». Continuando la sua sortita, Vano ha recuperato lo smalto rosso smarrito: «Almeno il 40 per cento delle spiagge doveva restare pubblico e nessun privilegio andava riconosciuto ai proprietari terrieri limitrofi alle spiagge». Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex sindaco, Antonio Domini: «Calpestare le istanze dei pescatori è una scelta incondivisibile. Il comune doveva riservarsi il 50 percento della spiaggia. La maggioranza non ha tenuto conto nemmeno di alcuni posti riservati per gli albergatori. Si va contro lo sviluppo stesso del turismo. Agli albergatori doveva essere data la priorità nella richiesta di concessioni perlomeno per la posa ombrelloni, in numero proporzionato a quello delle stanze».

Bandi pubblici e chiamate dirette - Il pasticcio alla Multiservizi


Ci risiamo. Con le patacche. Le bugie. Le stupidaggini a iosa. La Cisl blocca due assunzioni dirette alla Multiservizi. “Basta clientele”. Sottoscriviamo. Il donchisciottesco sindaco Melchionda bofonchia: "la Multiservizi fa assunzioni solo con bandi pubblici". Però, roba da non credere. La domanda sorge spontanea. Ma il sindaco di Eboli, nell’agosto 2008, su quale isola degli ignoti era, quando a mare sono giunti 10 parcheggiatori "assunti" dalla Multiservizi? Domanda: possiamo vedere il bando pubblico con il quale, ad agosto e settembre, sono stati forniti di pettorina e grattini altri parcheggiatori, lungo il viale Amendola e in piazza Tito Flavio Silvano? Alzi un po’ la voce, signor sindaco. Ci mostri le carte. A noi piace la trasparenza. La Multiservizi assume solo con bando pubblico, giura il signor sindaco. Peccato che nessuno l’abbia capito ancora. Né l’abbia spiegato a Daniele Bonelli e Raffaele Marotta, gli unici due disoccupati Multiservizi, rimasti tali per “prescrizione” di chiamata diretta. Bonelli e Marotta sono stati chiamati al Palasele a fine settembre. Il 1 ottobre dovevano prendere servizio. E’ successo a parecchie altre persone prima di loro. Ma qualcosa è andato storto. Mentre Corsetto si accapigliava con Sergio Petrillo sull'immobilismo del Pdl, ingiuriando il destrorso interlocutore con frasi razziali, Bonelli e Marotta da chi sono stati convocati al Palasele? Perchè Bonelli e Marotta hanno urlato per diversi giorni il nome di Melchionda e dell'assessore Cosimo Cicia, invitandovi a mantenere la promessa di assunzione? Non era più logico prendersela con Carmine Campagna, assessore ai lavori pubblici, per la delega che ha? Come mai il consigliere comunale Peppe Bisogno non sapeva dei 10 parcheggiatori nuovi nel centro di Eboli? Ci sarà stato un bando, quell’ozioso di Bisogno non l’avrà letto. Per rimediare, allora, in presenza dello scrivente, Bisogno ha chiesto a un giovane parcheggiatore assunto: "ma chi vi ha presi a lavorare?". Candido e innocente, il Gianluca di via Ripa ha risposto: "Ci ha chiamati il comune". Complimenti per il bando pubblico, cristallino sindaco. La lettera della Cisl che ha bloccato le assunzioni dirette, quando è arrivata? Come mai Giulio Chiapparone, attento sindacalista, sapeva dell'assunzione di Marotta e Bonelli, e lei signor sindaco dice di esserne all'oscuro? Ma veramente alla Multiservizi hanno preso 10 e più parcheggiatori senza che lei ne sapesse niente? Come mai Bonelli e Marotta frequentavano il Palasele da diversi giorni, prima del defenestramento del 1 ottobre? Come mai la Cisl salernitana ha bloccato queste due assunzioni se lei dice che la Multiservizi non le aveva mai fatte? I grattini ai parcheggiatori chi glieli ha dati? E i due euro in riva al mare, ad agosto, a chi li abbiamo pagati? Chi ha detto a Bonelli, al Palasele, di andare a lavorare al parco giochi di via Adinolfi, mentre Marotta doveva andare al cimitero, per conto della Multiservizi? Marotta e Bonelli continuano a puntare il dito contro di lei, contro Cicia, contro Naponiello. Dovremmo pensare che quei due "matti" si sono inventati tutto. Dovremmo pensare che è impazzita anche la Cisl, da Salerno hanno sbagliato a spedire il fax? Sul viale e dietro al comune quelli in azione non sono parcheggiatori, ma artisti di strada che si sono inventati un mestiere? E chi ha promesso a Bonelli l'assunzione alla Sarim, a giugno? Chi, in presenza dell'avvocato Belmonte, avrebbe dichiarato a Bonelli “non sei stato inserito nella lista politica delle assunzioni?” Bonelli è pazzo, lei penserà, signor sindaco. Il suo avvocato, Belmonte, andrebbe rinchiuso? Ci spieghi lei, signor Melchionda. E lo spieghi pure al Pd, a Giuseppe Bisogno, sorpreso da tutte queste assunzioni alla Multiservizi per chiamata diretta. Il trattamento riservato a Bonelli e Marotta è giusto in linea di principio. Ma prima di loro, cosa è successo? Ad agosto e settembre si assume per chiamata diretta, a ottobre con un fantomatico bando pubblico?

Questi fannulloni! - Ogni palazzo ha il suo fantasma


C’è una vecchia commedia in cui un certo Pasquale e famiglia vanno ad abitare un palazzo per dimostrare che i fantasmi non esistono. Ma anziché farsi vedere spesso fuori al balcone contenti e sorridenti, Pasquale comunica, all’unica persona con cui parla dal suo balcone ( o’ professore), che un fantasma invece c’è in casa sua ed è anche molto generoso.
Pasquale sceglie la strada più comoda, meno impegnativa, più immediatamente remunerativa; e poco male se questo implica il non vedere la cruda e dura realtà meglio convincersi che “la gente” ha ragione: in quel palazzo i fantasmi esistono. ( …… ad Eboli da subito hanno agitato fantasmi)

Altri, ai giorni nostri, vanno ad occupare un altro palazzo per gestire la cosa pubblica. Ma anziché intervenire per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi comunicano continuamente a tutti che le cose non funzionano. Anche qui è molto più comodo cambiare ruolo, passare da chi deve dare risposte a chi fa le domande; “la gente” ha ragione: le cose non funzionano …… bisogna rassegnarsi. ( …… ad Eboli da sempre il Sindaco dice che la situazione è drammatica ma continua a non fare niente)

L’antifannullonismo ha detto che è ora di finirla con questi tentativi di migliorare l’amministrazione pubblica: la sanità non funziona, la scuola non forma, i comuni non danno servizi, allora licenziamo, non stabilizziamo, paghiamoli meno possibile. Poco male se a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini: tanto quelli pagano anche i “piccoli casi” di disservizio privato: Alitalia, mozzarelle alla diossina, vino contraffatto, benzina annacquata, ecc.
Basta con questi sofismi di processi inclusivi, citizen satisfaction, benessere organizzativo, in cui spendiamo soldi inutilmente. ( …. ad Eboli abbiamo allontanato l’URP dai cittadini nascondendolo alla fine di un percorso senza indicazioni)
Di questo passo si arriverà ad eliminare anche i suonatori di piatti delle orchestre sinfoniche. Perché dobbiamo pagare un professionista che si limita a sbattere un paio di volte in tutta una sinfonia due dischi rotondi di bronzo? Non è possibile eliminare, tanto non se ne accorge nessuno, questi quasi inutili interventi, così risparmiamo? ( …….. ad Eboli abbiamo già fatto saltare Vissi d’Arte)

Siamo alla svolta. Finora gli slogan della Lega non diventavano mai proposte di legge e qualche tentativo fatto non ha mai trovato il consenso parlamentare.
Ora, forti del risultato elettorale, si comincia ad immaginare da parte di chi ci governa che gli slogan possono diventare legge. La linea politica e di governo è dettata dalle cose che “la gente” (in linea di massima ed in modo massimalista) pensa.

Un esempio di questo è offerto dalle norme antifannulloni. Se sei un dipendente pubblico non è possibile che ti ammali veramente, non è possibile che tu debba veramente assistere un familiare in difficoltà, è impossibile che ti impegni nel lavoro che fai. Quindi decurtarti lo stipendio quando sei malato e non rinnovarti i contratti scaduti da tempo è un atto di giustizia. Insomma visto che non lavori almeno non ti pago o ti pago di meno. E non mi sforzo neanche di capire come le professionalità possano essere utilizzate meglio: tanto comunque nessuno lavora, nessuno capisce niente. ( ….. ad Eboli si è arrivati all’apoteosi: ci siamo sforzati da subito di allontanare tutti quelli che avevano acquisito un minimo di professionalità dal posto in cui potevano esercitarla)
E’ per questo probabilmente che si è pensato di formare il parlamento attraverso una selezione interna ai partiti e non più con politici scelti dal popolo (altra categoria): non bisogna più fare scelte e disegnare politiche di sviluppo confrontando esigenze e bisogni di territori e di appartenenze differenti. Bisogna solo tradurre in testo normativo quello che “la gente” dice, stando attenti a non contravvenire regole costituzionali e comunitarie ( ……….. così siamo riusciti finalmente a fare una semplificazione!).

UMBERTO NOBILE - Da Eboli al Polo Nord


Nella notte tra l'11 e il 12 Aprile del 1926 il dirigibile Norge sorvola il Polo Nord. Umberto Nobile entra nella storia come il primo uomo a spingersi oltre le colonne d'Ercole del ventesimo secolo. Fin laddove nessuno, seppure molti ci avessero provato, era riuscito ad arrivare. Due anni dopo ci riprova, questa volta con mezzi che fossero tutti italiani. Progetta il dirigibile Italia, pianifica il viaggio attraverso rotte inesplorate e programma un atterraggio sui ghiacci del Polo. Ma il 24 Maggio 1928, alle 10:30, qualcosa non va, e causa una forte bufera, il dirigibile Italia si schianta sul pack del Mar Glaciale Artico. La cabina di pilotaggio si ancora al suolo, mentre l'involucro del dirigibile, quell'enorme “pallone gonfiato”, vola nel nulla, portandosi con se sei delle sedici persone partecipanti alla spedizione. Di quel pallone, e di quelle persone appese al suo grembo, non non si seppe, e non si sa, ancora nulla. Nobile e i compagni si riparano in una tenda, colorata di rosso perché sia visibile ai soccorritori. Con una radiolina mandano segnali d'aiuto per giorni e giorni, bussando alle porte del mondo civilizzato perché qualcuno li aiuti.
All'interno delle iniziative della Fiera Campionaria dei SS. Cosma e Damiano, si è tenuto un convegno, inserito nel progetto: “Eboli, i grandi uomini”, che ha visto protagonista la figura del generale dei ghiacci, Umberto Nobile. Un momento di importanza fondamentale con relatori di altissimo prestigio a livello nazionale ed internazionale, quali l'onorevole Abdon Alinovi, l'ingegnere Luigi Pascale, il capitano Franco Masini e familiari del generale Nobile. Un momento cruciale per far conoscere a tutti, bambini ed adulti, questa figura eclettica e geniale, lontana eppur così vicina a noi. Eclettica perché Nobile contribuì a molte scoperte tra le quali il primo paracadute italiano.Geniale per le sue intuizioni. Lontana per i suoi viaggi al Polo, terre ancora sconosciute fino ad allora. Vicina a noi perché Nobile, fondamentalmente, era un ebolitano.
Di Eboli erano i suoi genitori, i quali nel periodo della sua nascita si trovavano a Lauro per motivi di lavoro. Ed a Eboli, il giovane Umberto Nobile trascorre la sua infanzia. E' qui che conserva i suoi ricordi più belli. E sono queste strade, e questi borghi che porterà per sempre nel suo cuore.
Quarantotto giorni resisteranno sui ghiacci gli uomini della Tenda rossa. Tanto ci misero i soccorsi a giungere fino a loro. Solo Nobile riuscirà a tornare prima, e questo gli costerà caro. Al ritorno in Italia egli è condannato per aver lasciato per primo la tenda rossa. Nobile, che in realtà di demeriti ne aveva pochi, se non nessuno, rivolgerà da allora i suoi studi e le sue ricerche fuori dall'Italia, in Unione Sovietica. Finché la guerra non finisce, il regime è sconfitto, e va nascendo la Repubblica. Il generale, allora, rientrato in patria, partecipa al processo di formazione del nuovo Stato italiano. E' eletto nell'assemblea costituente, come indipendente nel PCI. Dalle ceneri del fascismo era questo il momento di rifare l'Italia: Nobile non se ne tirò indietro.
Ci sono uomini che lasciano un segno, ovunque vadano. Nobile era uno di quelli. Una personalità forte, capace di essere severo e comprensivo allo stesso tempo. Un professore capace di rimandare una classe intera di studenti, senza ripensamenti. Un inventore con il vizio dell'avventura, con l'esperienza di un saggio. Un padre affettuoso e prodigo di consigli, tanto vicino alla sua unica figlia ed un punto di riferimento per i suoi nipoti. Un animalista convinto, inseparabile dalla sua cagnetta Titina, la quale lo accompagnava sempre, nelle spedizioni polari fino agli incontri ufficiali.

Sprechi e sperperi


Dal sito del Comune di Eboli ho letto che l’amministrazione, con delibera di giunta comunale 266 del 30.8.2007, ha concesso il patrocinio alla costituzione di una banda musicale che sarà denominata “Banda musicale Città di Eboli” e sarà diretta dal maestro Cosimo Panico.
Durante lavori di pulizia della chiesa sconsacrata di San Lorenzo, dove si stava allestendo una mostra di pittura, l'amica Vitina Paesano, in un piccolo locale interno, ha rinvenuto ammassati a terra le divise della costituenda banda musicale, i leggii, ormai arrugginiti.
Che fine farà tutto quel materiale? Chi avrà ora il coraggio di indossare divise ammuffite?
Qualche mese fa hanno ultimato i lavori della chiesetta della Madonna di Loreto contenente degli affreschi bellissimi. Il lavoro finanziato dalla sovrintendenza e' davvero egregio.
Da tempo stiamo appellandoci al buon senso degli amministratori perché tutelino il sito proteggendo la copertura dai vandali o dai ladri. Nel frattempo quel posto e' diventata una discarica a cielo aperto.
Noi gridiamo, sbattiamo i piedi, ci facciamo nemici e loro? Trincerandosi dietro la mancanza di fondi manifestano in realtà la loro assoluta strafottenza ed indifferenza verso questi argomenti, salvo poi strombazzare ai quattro venti i vari progetti per il rilancio culturale della città. Ipocriti!!!!
E' sempre la solita storia "niente saccio e niente voglio sapere, perché senza pensieri si vive meglio".
Io non ci sto e sbatto in faccia agli ipocriti benpensanti e agli opportunisti la cruda realtà fatta di piccoli e grandi abusi, di sperperi e tanto altro ancora.
Io allo specchio continuo a guardarmi ... e anche con un po' di orgoglio, non so quanti altri possono dire lo stesso.

Grazie Presidente

La citta di’ Giugliano ringrazia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi , i suoi sottoposti e, con loro, il sindaco Giovanni Pianese per aver pensato ancora una volta al nostro territorio come luogo che dovra’ ospitare il quinto inceneritore della regione Campania: ne avevamo proprio bisogno.
Di seguito sono elencate le discariche (ex cave), tutte regionali, e gli impianti che sono presenti sul territorio del giuglianese.
Giugliano in Campania:
- discarica masseria del pozzo;
- ampliamento masseria del pozzo Napoli 1,Napoli 2, Napoli 3;
- discarica Schiavi;
- discarica Novambiente;
- discarica Giuliani;
- discarica Resit 1 e Resit 2;
- discarica Settecainate;
- discarica Pozzolana Flegrea;
- discarica ex cava Bianco;
- sito di stoccaggio temporaneo di ecoballe di “Taverna del Re” che dal dicembre del 2005, suo inzio, ha subito 4 ampliamenti ed e tuttora in funzione;
- confinante con il sito di taverna del re c’e’ il sito di stoccaggio temporaneo di villa Literno “località Lo Spesso”, oggi sotto sequestro;
- 14 piattaforme di ecoballe presso la discarica Resit in località dell’Aversana;
- 3 piattaforme di ecoballe presso la discarica Giuliani;
- 2 piattaforme di ecoballe presso la discarica Masseria del pozzo;
- impianto di produzione di ex CDR;
- centrale elettrica a turbogas;
- nell’immediato confine con Pozzuoli il depuratore di Cuma;

Villaricca:
- discarica Alma (questa discarica e’ compresa tra il territorio di Villaricca e quello di Qualiano);
- discarica Riconta, Qualiano:
- discarica Maiuli;
- discarica Alma.

in 15 anni di commissariamento il comune di Giugliano in Campania ha ospitato 15 milioni di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta la regione Campania a fronte delle sole 800 mila tonnellate che la città di Giugliano ha prodotto in questi stessi 15 anni.
Sparsi per tutto il territorio del giuglianese sono state censite 30 e più piccole e medie discariche di rifiuti tossici e nocivi.
Ci scusiamo per eventuali imprecisioni, ma l’elenco e’ sicuramente ad oggi stimato per difetto e non per eccesso.

… e come se non bastasse arriva l’inceneritore!
e chiaramente di raccolta differenziata e di separazione secco – umido non se ne parla neppure!

Rispettare la sovranità popolare nel referendum vicentino

Si avvicina la data del referendum popolare vicentino contro la base militare americana.
Referendum osteggiato già da Prodi, che non prese in nessuna considerazione la richiesta popolare, e ora da Berlusconi, che la considera gravemente inopportuna perché i referendum non potrebbero concernere le due materie di politica estera e difesa. Ma Berlusconi si vanta anche di un’amicizia con Bush, cioè con un personaggio che il mondo intero ha condannato come reo di crimini contro l’umanità, le guerre che ha scatenato, il trattamento ingiusto dei prigionieri.

Ma qui anzitutto intervengono altre ragioni:
1. Una ragione di sicurezza del proprio territorio, che la presenza di una base militare americana mette in gioco, specie in questi tempi di terrorismo.
2. Una ragione di coerenza con la Costituzione che rifiuta la guerra; e rifiuta quindi anche la cooperazione con coloro che scatenano guerre, la cessione del territorio a mezzi che portano guerra. Il che avviene a Vicenza.

V’è inoltre alla base di tutto il principio di sovranità popolare, che i politici volentieri disattendono, mentre invece devono esserne i portatori e gli esecutori.
Ogni decisione concernente un territorio non può essere presa se non in accordo con la gente che lo occupa. E l’accordo dev’esserci prima, non dopo. Si è visto l’errore di Scanzano, che ha provocato una rivolta; e quello della TAV in Valdisusa. E anche nella complessa questione dei rifiuti in Campania il colloquio e l’accordo non deve mai mancare, avendo tuttavia eliminato le interferenze mafiose.
Lecce, il 29 settembre 2008

Non si può - Tra festa, farsa e tragedia

Non si può commemorare una tragedia in Sicilia, con sei giorni di ritardo. E dimenticare le condoglianze alle famiglie di due bagnanti morti a Eboli. Non si può dare una convenzione a due ingegneri amici, sprecando i soldi per bagnini delle spiagge libere. Non si può dire "l'inchiesta sui rifiuti è storicamente sbagliata". L'unico sbaglio, è profferir tale "bestemmia". Non si può osannare l'isola pedonale, e revocarla alla manifestazione successiva. Non si può cancellare Vissi d'Arte per i cloni di Gigi D'Alessio. Non si può dare la cultura all'assessore di Rifondazione, e mettergli il cane da guardia del Pd. Non si può promettere un cantiere in ogni quartiere il sabato prima delle elezioni e ritrovarsi dopo due mesi, senza una ruspa in azione. Non si può gongolare per i lidi che aprono, dimenticando i 250 abusi scoperti dalla capitaneria di porto a Eboli. Non si può ridicolizzare l'amministrazione con un confronto perenne con il passato. Non si può dire che è ammissibile un'impalcatura da sette anni di fronte al comune. Non si può togliere l'acqua dalle fontane del centro, lasciandole in balìa dei vandali. Non si possono perseguitare, a chiacchiere, le prostitute, per conquistare una prima pagina di giornale. Non si può dire è tutto a posto, quando ci si trova in una gabbia di leoni affamati (il Pd). Non si può scimmiottare lo sceriffo sindaco, sognando di prendere i suoi stessi voti. Non si può gestire una città, comprando la stima dei propri collaboratori. Non si può cantar vittoria sulla differenziata, con lo schifo che si vede per Eboli. Non si può dire si al neocesarismo contiano e ai rifondaroli compromissori su tutto. Non si può abbracciare una cantiere giovanile e calpestare le pari opportunità per le donne. Non si può descrivere come un genio un ingegnere che c'è costato 350 mila euro. E ci è venuto a riscaldare una minestra contiana vecchia di trent'anni. Non si può festeggiare il nulla e propagandare il vuoto d'idee. Per quella fottuta paura con il passato. Che ritorni o meno, orsù, non si può smarrir tanto decoro.

Il passato che torna - "L'incubo" dell'Assessore Campagna


Capisco e mi intenerisce la lettera che un assessore di Eboli ha inviato ai 100 passi, con cui prova a gettare un po’ di fango su colui che egli definisce “il fantasma”.
Lo capisco, perché l’insipienza di questa amministrazione (di cui la vicenda di Coda di Volpe è l’ultima, clamorosa, manifestazione!) si sta traducendo in una lunga, intensa campagna elettorale per il fantasma.
Tant’è che, si è letto sulla stampa e non è stato smentito, sembrerebbe che il Sindaco abbia chiesto ai suoi assessori di “quagliare” qualcosa, minacciando di mandarli a casa.
Per cui “l’Assessore col Fantasma” corre il rischio, lui stesso di diventare un “fantasma”.
Mi fa tenerezza, perché colto dalla fregola di “gettare fango”, si cimenta nella difficile arte dell’arrampicarsi sugli specchi che, però, sicuramente non è alla sua portata. Ma il tentativo andava fatto.
C’era bisogno di un “carneade” che provasse a dare un senso al “vuoto programmatico” dell’azione amministrativa e “l’assessore col fantasma” si è immolato.
Certo, considerando che si parte dalla vicenda Borgo, sarebbe stato auspicabile un tentativo di risposta al quesito che il “fantasma” pone negli articoli dei 100 passi di febbraio, ma che i cittadini da mesi pongono al Sindaco: perché il parcheggio interrato al Borgo?
“L’assessore col fantasma” non rispose ai cittadini nella assemblea popolare, rinviando i cittadini a parlare con i tecnici per una risposta che, invece, è tutta politica, e si guarda bene dal rispondere adesso.
Il “vuoto”, appunto.
Ma l’intervento “dell’assessore col fantasma” merita una disanima nel merito, visto che l’arrampicata sui vetri intende vestirsi del carattere di ricostruzione della vicenda politica ebolitana.
Lascio perdere, ovviamente, le ingiurie che appartengono ad una caduta di stile notevole, ma ognuno ha il suo stile e cultura politica.
Io appartengo ad una cultura, mai rinnegata o abiurata, che ritiene la politica qualcosa di alto e di nobile, per cui chi sceglie il sottosuolo come livello del confronto, va lasciato da solo, a meditare dinanzi allo specchio, per capire se i giudizi espressi su altri non calzino a pennello, innanzitutto, a se stesso.
Il nostro “assessore col fantasma” nel suo articolo fa alcune affermazioni lapidarie; su cui alcune precisazioni vanno fatte:
1) I socialisti rimasero al potere ad Eboli fino ad aprile 1993, visto che si procede per affermazioni nette anche sui dati.
2) I socialisti lasciano il comune con “40 milioni di euro di opere”, l’“assessore col fantasma” dovrebbe aggiungere un aggettivo: incompiute. Le vogliamo elencare? Palasele e Stadio Dirceu (al 60% e con un contenzioso di miliardi); mercato rionale al Molinello; Biblioteca al quartiere Pescara; sede comunale al quartiere Pescara; ricostruzione del Centro Storico (il cui progetto appartiene ad una giunta della quale i socialisti erano fuori!); recupero municipio vecchio a S. Francesco; mercato ortofrutticolo di San Nicola Varco ecc.ecc.ecc.ecc….!!! L’“assessore col fantasma” dimentica inoltre di ricordare che nel 1993, quando i socialisti andarono via, il comune di Eboli aveva 15 miliardi di euro di debiti (quelli si c’erano tutti, altro che il “buco” del 2005 di cui anche l’assessore col fantasma ha favellato, salvo essere smentito dai revisori dei conti!) tant’è che la Giunta Morrone nel 1994 dovette dichiarare il dissesto finanziario (non certo per debiti suoi!) dal quale siamo usciti nel 1999 con la citazione sul “Sole 24 ore”. A queste andavano aggiunti circa 5 milioni di euro di debiti fuori bilancio conseguente a contenziosi persi.
3) 250 alloggi post ricostruzione. “L’assessore col fantasma” forse pensa a quelli col tetto in cartone compresso e senza fognatura su cui, per sistemarli, sono stati spesi fra il 1996 ed il 2004 oltre 1,6 miliardi di euro, e che dovevano servire per eliminare i prefabbricati che già da 10 anni avrebbero dovuto scomparire. Ma nel 1996 erano ancora lì, col proprio senso di degrado e col proprio popolo di esseri umani dimenticati. E per cancellare quella vergogna, anche questo è un dato che andrebbe ricordato, sono stati realizzate fra il 1996 ed il 2004 oltre 200 alloggi tutti assegnati con graduatorie. Oggi i prefabbricati non ci sono più!
4) Scuole e asili nido, “l’assessore col fantasma”, forse, fa riferimento anche agli asili nido voluti da una consigliera comunista negli anni cinquanta ed a cui è intestato un parco giochi (oggi chiuso da questa amministrazione per fare un parcheggio, su cui già nel 1993 si persero circa 3 miliardi di lire, alla faccia della attenzione verso i bambini!). Ma forse “l’assessore col fantasma” fa riferimento al secondo edificio V. Giudice in piazza, che gli ebolitani dovettero difendere, facendolo vincolare, da chi (i socialisti?) volevano buttarlo giù per fare un parcheggio? E che nel 1996 era ancora rudere. Oppure alla scuola Longobardi al quartiere Pescara usato come reparto di ortopedia, che nel 1996 era ancora un rudere (alla faccia dell’interessa verso le periferie!). O forse, “l’assessore col fantasma”, vuole fare riferimento ai circa sette miliardi di euro spesi fra il 1996 ed il 2004 per sistemazioni scuole (e già che c’è potrebbe spiegare perché non si ricostruisce la scuola elementare al Borgo. Sempre per l’attenzione ai quartieri?). O forse si vuol ricordare gli asili di quartiere, la istituzione delle mense scolastiche, o i libri gratuiti sempre istituiti fra il 1996 ed il 2004?
5) La rete fognaria ed idrica. Forse “l’assessore col fantasma” voleva far riferimento ai quartieri non serviti e che oggi lo sono perché con il “fantasma” sono state realizzate centinaia di km di rete idrica e fognaria, sono state sistemati tutti i serbatoi, sono state realizzati gli anelli della rete di adduzione per poter razionalizzare la distribuzione dell’acqua, sono stati eliminati sette pozzi su otto per migliorare la qualità dell’acqua nelle case, si è sistemato il depuratore di Serracapilli e si è avviato il discorso sul depuratore della zona industriale!
6) Illuminazione pubblica: qui forse l’assessore col fantasma fa riferimento ai circa 10 milioni di euro fra il 1996 ed il 2004 per dare luce al Centro Antico, all’Epitaffio, a Casarsa, a Serracapilli, a San Giovanni, a Fontanelle, a Grataglie, a via Mirabella, a Taverna Nova, a Santa Cecilia, alla litoranea, all’area industriale, all’Aversana, a Torre dei Rai e anche qui ecc.ecc.ecc.ecc…….
7) Legge sulla ricostruzione, qui “l’assessore col fantasma”, farebbe bene a chiede alla dott.ssa Bozzi, responsabile ministeriale della legge 219/81, perché non volesse parlare più con il comune di Eboli (agosto 1996: “Eboli è l’unico comune di Italia, cui sembra che io voglia dare i soldi e quello me le ritorna!”) e i quali interventi fossero stati realizzati fino al 1996. Poi potrebbe controllare dal 1997 al 2003 come mai il comune di Eboli è quello maggiormente premiato in sede di riporto dei fondi.
8) Il PUAD, qui “l’assessore col fantasma”, ammette un fatto, comunque importante: al 2005 le assegnazioni dei lotti sulla spiaggia erano state fatte. Bisogna semplicemente dire agli assegnatari di partire con i lidi. E’ stata fatta altra scelta dalla attuale amministrazione, perdendo tre anni! E comunque, “l’assessore col fantasma” potrebbe rispondere alla domanda che da tre anni viene rivolta alla sua amministrazione, senza ottenere risposta: ma i lidi che dal 2005 aprono sulle nostre spiagge sono tutti in regola? Domanda semplice semplice caro “assessore col fantasma”!
9) PRG, qui emerge la vocazione “tafazziona” “dell’assessore col fantasma”, il quale dimentica che il PRG di Eboli diventa operativo nel dicembre 2004. Spettava alla attuale amministrazione adottare i particolareggiati. Non ne è stato adottato neanche uno. Neanche quelli di servizio (zona ospedaliera?) di competenza del Comune. In compenso viene smantellato l’ufficio di piano, si fa una variante inutile dopo tre anni di litigi giusto per aggredire la zona agricola, consentire le seconde case nella fascia costiera (a proposito del tipo di sviluppo turistico) e sistemare qualche “birichinata” (sottotetti?). “L’assessore col fantasma”, ovviamente dimentica di dire che il vecchio PRG era datato 1972 ormai inutilizzabile e che, di quello, era stato approvato un unico particolareggiato “all’assessore col fantasma” l’onere di scoprire quale zona interessasse. E parlando di PRG, “l’assessore col fantasma”, ci potrebbe raccontare anche la storia dei progetti di finanza in variante e del perché quelli coerenti col PRG non vengono approvati.
10) Sul PIP, anch’esso datato 1972 prima della nuova adozione, sarebbe interessante che “l’assessore col fantasma”, ci spiegasse come funziona l’art.17 del regolamento. Da quando tempo non si fa un bando? Ma soprattutto omette di spiegare come mai, nell’area industriale, dal 1972 erano sorte case di tutti i tipi per cui non una fabbrica era in condizione di sorgere.
11) Sulla Multiservizi, “l’assessore col fantasma”, non spiega come mai Eboli è stato uno dei pochi comuni che ha stabilizzato tutti i suoi LSU (oltre 120!) e come mai alla Multiservizi non sono stati passati tutti i servizi previsti dalla delibera del Consiglio Comunale del 2004: mense scolastiche, illuminazione pubblica, nettezza urbana, manutenzione del verde, organizzazione eventi.
12) Sugli abbattimenti “l’assessore col fantasma” raggiunge il massimo dell’autolesionismo. Io mi limiterò a chiedergli fra gli anni settanta e gli anni ottanta, mentre sul demanio si costruivano 472 case abusive (quelle a monte della litoranea sono migliaia!) possibile che il Comune non ha visto? Il progetto di riqualificazione dell’area c’era: il piano della Costa del Sele, coi comuni di Pontecagnano, Bellizzi, Battipaglia e Capaccio. Sono io che chiedo che fine ha fatto quel piano redatto dal prof. Forte! Nel frattempo su quell’area sono state realizzate: l’illuminazione pubblica, la pista ciclabile, la riqualificazione delle aree liberate dagli abusivi, l’intervento sulla “casina rossa”. O “l’assessore col fantasma”, addetto alle opere pubbliche, si è sognato di averle fatte lui quelle opere per circa 10 milioni di euro?
13) Sugli alloggi nel centro antico “l’assessore col fantasma”, dimentica da dove parte quel progetto. Dal 1996 al 2004 quelle case, il cui progetto era già esecutivo, sono state costruite e oltre 52 alloggi già venduti. Oggi l’amministrazione si trova un centro antico che è in piedi. Nel 1993 era un rudere abbandonato. Si ritrova le chiese aperte al culto; nel 1993 San Nicola era chiusa, Sant’Antonio era chiusa, S. Cosimo piccola era un rudere e, volendo parlare di antichità, San Vito al Sele era un rudere. San Lorenzo era un rudere, la salita Ripicella era semi distrutta, le strade erano murate, la pavimentazione era divelta, c’erano, ancora, i ruderi della seconda guerra mondiale, le strade erano buie, non c’era acqua, non c’era la fogna, non c’era il metano. Oggi c’è una risorsa che sta decollando.
14) Sulle case del Borgo (ex Forte Apache) “l’assessore col fantasma” e senza memoria, dimentica di dire che quei fondi erano vincolati a quegli alloggi; che quell’intervento ha consentito di risolvere in via definitiva il problema dei prefabbricati che i socialisti avevano lasciati in eredità. La piazza non è stata realizzata semplicemente perché si attendeva il lavoro di ristrutturazione di Forte Apache, completato nel 2004. Ma se “l’assessore col fantasma” si guarda le carte della programmazione troverà la voce. Piuttosto “l’assessore col fantasma” dovrebbe rispondere al quesito posto in un'altra lettera sui 100 passi: perché i semafori di via Paparone non sono stati accesi?
15) Infine “l’assessore col fantasma” parla della unità della Sinistra, senza precisare di quale sinistra parli. Quella che nel 2006 si candidò alle politiche con Berlusconi? Quella il cui segretario Veltroni ha precisato non essere un partito di Sinistra? In realtà dal 1996 in poi i socialisti si sono autoesclusi, perché non condividevano il programma della sinistra al governo, tant’è che si sono presentati con candidati propri alla carica di Sindaco (debbo ricordare i nomi?).
Allora concludo permettendomi di regalare un consiglio “l’assessore col fantasma”: semplificare con slogan una vicenda politica amministrativa è cosa riduttiva ed appartiene alla miseria della politica.
Bisognerebbe informarsi prima di esprimere valutazioni.
Altrimenti si corre il rischio di continuare a fare la campagna elettorale a quel fantasma che si aggira per Eboli, il quale potrebbe diventare il peggiore “incubo” per “l’assessore fantasma”, che potrebbe ritrovarselo Sindaco di Eboli.
Medita Assessore, medita.

‘O sceriff’ e a’ fressolla - (ovvero la legalità in salsa ebolitana)


Il nostro “sceriffo con la fascia tricolore” stava dormendo sul tetto del municipio. Per meglio vegliare sugli ebolitani. Col cappello calato sugli occhi e la mano sul calcio della sua “colt 45”. John Wayne a suo confronto avrebbe fatto la figura del “puveriello”.
Stava sognando di cavalcare il suo nero stallone “Furia cavallo del west” e (come facevano i “cow boys”quando spostavano le mandrie di vacche) di radunare interi gruppi di “marocchini” e, sparando in aria, di spingerli verso i confini con il “Messico” (nel caso nostro Capaccio!), guadando il fiume “Colorado” (nel caso nostro il Sele!). Nel frattempo a 10 km di distanza un “marocchino” litiga con un rom; perde la pazienza e gli suona una “fressolla” sulla testa.
Il suono è spaventoso! Qualcuno ha parlato di “esplosione atomica” forse, ha sostenuto un nostalgico naziskin, se recuperassimo le teorie del Lombroso per capire cosa c’è nella testa di un rom, capiremmo quell’incredibile fenomeno acustico.
La gente della Piana svegliata di soprassalto si rintana in fretta e furia nei rifugi anti – atomici, appositamente costruiti. Certo hanno dovuto parlare di “annessi agricoli”, perché un PRG firmato “Giuseppe Stalin” ne proibiva la costruzione (meno male che ora l’hanno “variato”, se no manco le “torri gemelle” all’ingresso di Eboli si potevano fare!). Certo qualcuno ha esagerato: due o tre piani, sette o otto stanze. Ma se uno deve rifugiarsi in pieno attacco atomico, almeno consentiamogli di stare comodo! Quante storie! Subito arriva il “fantasma”, quello che turba i sonni dell’assessore, e parla di abusivismo. Meno male che neanche il suo partito parla più, preso com’è a trasformare una cifra, “777” (non è la marca di preservativi; è il numero di voti presi dalla sinistra il 13 aprile), in un grande successo. (Sembra che qualcuno abbia proposto di aggiungere due 7 a quella cifra, ma poi si è arreso, perché gli elettori ebolitani risulterebbero inferiori a quel numero).
L’esplosione “r’ a fressolla” sulla testa del rom, sveglia lo sceriffo. È costretto a interrompere la “transumanza” dei “marocchini”; cade di sella (porta male! E se cadesse dalla poltrona?); “Furia” s’impenna. Un casino, insomma.
Lo sceriffo s’incazza: adesso basta! Sti’ marocchini hanno rotto i “coglioni”!
Detto fatto! Afferra la “45” a inchiostro liquido e in nottata stessa partono le “missive” per il Ministro dell’Interno, il Presidente della Giunta Regionale, il Prefetto, il Questore, il Comandante dei carabinieri. Qualcuno si è chiesto se la lettera fosse indirizzata anche all’esercito, ma quello è il “fantasma” dell’assessore, quindi non fa testo. Più preoccupante è il “coinquilino” al Comune, che si è chiesto se la lettera fosse stata spedita anche all’ONU.
Il contenuto del messaggio è netto, come s’impone a “Wyat Earp” (sfida all’OK Corral!): decine di marocchini, ubriachi, hanno aggredito gli operai del cantiere, con l’evidente intento di bloccare lavori di primario interesse (il GACP che così faticosamente stiamo cercando di spacciare per un Centro Commerciale!). Intervenite subito e sgombrate “l’accampamento marocchino” (S. Nicola Varco). A Salerno si spaventano: ma vuoi vedere che ha rifatto il suo sogno ricorrente, quello in cui guida l’assalto alle prigioni del paese, per prelevarvi i 10 marocchini imprigionati per aver bevuto una birra, ed in attesa del giudice, e farsi giustizia da se con la “corda ed il sapone”, come avveniva a “Tomstone” nel vecchio West!
Ma lo “sceriffo con la fascia tricolore” non può rimettersi la fascia, sarebbe quella breccia che tanto aspettano. A partire dai componenti della sua maggioranza. Non vuole fare come il collega salernitano, che è stato “paccariato” da una “puttana”.
E allora si ritira in meditazione. Qualcuno giura di averlo visto sul tetto del municipio nella posizione yoga del “fior di loto”, quasi ad estraniarsi dal mondo. Due giorni e poi un urlo sconvolge il quieto andamento della vita ebolitana: “Ho trovato!”.
Ancora una volta, rapida come la folgore, nella mano dello “sceriffo con la fascia tricolore, compare la “colt 45 - biro blu a inchiostro liquido” e stavolta è un’ordinanza. Destinataria: “a puttana” che “paccarea” gli sceriffi.
Un colpo di genio! Quella “paccarea” lo sceriffo salernitano, e quello ebolitano le lancia una pubblica sfida, da tenersi all’alba, sulla litoranea di Eboli. La gente è già sui bordi del marciapiedi per assistere al duello!
Quando si dice “tenghe ‘e palle”!
L’ordinanza è precisa: vale per tutto il territorio comunale ma innanzitutto per la litoranea dove è stata avvistata la pericolosa “puttana”. Chi si ferma con l’auto per trattare “prestazioni sessuali” è punito! Chi manifesta l’intenzione di prostituirsi è punito! Chi offende il comune senso del pudore col suo modo di vestire è punito! Certo i soliti cavillosi non mancano mai. Puntuale arriva il “fantasma dell’assessore” a rompere:
1) ma i papponi, i protettori, gli sfruttatori, che fine hanno fatto? Ma noi siamo sceriffi mica factotum. Una cosa alla volta!
2) Ma se uno si ferma con la bicicletta, viene multato? No, quelli sono marocchini e lì interveniamo col decreto Maroni. Con la Mercedes e i Suv è gente del posto.
3) Ma per sapere se uno si è fermato per trattare il prezzo come si fa? Il vigile si avvicina, bussa al finestrino e, toccandosi la tesa del cappello, chiede: “scusi, lei sta trattando una prestazione sessuale?”
E se per caso quello è il fidanzato della ragazza “che quindi non è una puttana” gli risponde: “e tu chi sì?” Niente paura! Pare che l’assessore alla sicurezza (vi giuro che c’è. Lo so che nessuno se ne è accorto, ma è solo per distrazione!) abbia già provveduto: ogni ragazzo che viene sul territorio ebolitano, deve munirsi di apposito documento su cui debbono essere impresse le impronte digitali della propria fidanzata. Nel caso da manuale di cui sopra, al vigile basterà confrontare le impronte del documento con quelle della ragazza con cui il tipo stava parlando e tutto si chiarisce.
Due piccioni con una “fava” (è il caso di dire): da un lato possiamo dire “Maroni ci fa un baffo!”; e dall’altra un ulteriore ammiccamento alla chiesa: altro che coppie di fatto. Ad Eboli manco i tradimenti fra fidanzati saranno possibili: tolleranza zero!
4) e se i vigili trovano una ragazza in bikini, che da un campeggio della litoranea sta scendendo in spiaggia per il bagno? E se la sera i vigili fermano un gruppo di ragazze che passeggiano sulla pista ciclabile in minigonna e top? Che fanno, le fermano e le multano per oltraggio al pudore? O chiedono “scusi, ma lei è una puttana? Ci sembra che ancheggi troppo ed ha messo troppo rossetto!” Lì vicino potrebbe esserci il padre, o il marito, o il fidanzato. E se anch’essi sono per la “tolleranza zero?”. Niente paura, anche qui l’assessore alla sicurezza, ormai un protagonista, sta prendendo le opportune contromisure. C’è chi giura di averlo già visto! Presto sotto la targa con la scritta “Marina di Eboli”, verrà posto un cartello riportante il seguente Avviso: “ è fatto obbligo per le donne che passano o sostano sul territorio di Eboli, anche per fare il bagno, indossare il burka integrale in ogni apparizione pubblica! Ogni inottemperanza sarà punibile con la lapidazione”.
E poi diteci che non siamo una terra “multietnica”: abbiamo assunto usi e costumi islamici. Cosa volete di più? L’unico problema, sembra, è rappresentato da lei, “’a puttana” dallo schiaffo facile che, appresa l’ordinanza, sta cercando lo “sceriffo ebolitano” con la fascia tricolore. Ma niente paura, il solerte assessore alla sicurezza ha già provveduto per la scorta armata (4 contractor reduci dall’Iraq. Mica siamo scemi! Del resto un convenzionato in più o in meno… l’unico problema è sempre lo stesso, quale tessera debbono avere in tasca i pistoleri?
Povera Eboli!
S’i fossi foco arderei l mondo

La gente e la politica - Una giornata di follia


Arrivando a Battipaglia spesso ci chiediamo, ma la casalinga battipagliese, il professionista del posto, l'impiegato stressato, il collega fannullone, l'operaio fordizzato, a cosa pensano nelle loro due ore quotidiane, immersi nel traffico? E non immaginiamo un eventuale guasto all'aria condizionata in macchina, cosa provochi. Ma ai politici battipagliesi non frega un tubo del traffico. Il problema sono i numeri oscillanti della maggioranza spuria.
Considerato che il decreto Pinochet tra un pò bandirà le intercettazioni telefoniche, proviamo a immaginare la faccia dei battipagliesi, verdi più di Hulk, mentre cercano un parcheggio, in "periferia", se dovessero ritrovarsi tra le mani le telefonate registrate dei politici locali.
Immaginate una casalinga senza messa in piega, con il figlio che ha spaccato la sedia sulla schiena di un compagno di scuola, mentre legge una richiesta del sindaco Barlotti ai suoi alleati: "per piacere, tenetemi a galla, sono il vostro sindaco, non possiamo tornare a votare dopo un misero annetto". E immaginate l'avvocato abbandonato da un cliente danaroso, scippato da un collega più furbo, che ha appena perso una causa in tribunale, non ha nemmeno i soldi per la benzina, e legge degli inciuci nel partito Democratico...se il segretario andrà ad Antonio Cuomo e Vito Santese o ad Egidio Mirra e Salvatore Anzalone? Mettetevi nei panni degli utente dell'ufficio postale più mediorientale d'Europa. Sti poveri cristi in fila saranno lacerati dal dubbio se è più intelligente Egidio Mirra a sostenere il sindaco e o più furbo Santese a voler archiviare Barlotti?
Proviamo a sondare la fantasia di un bambino. Tra una rappresentazione dei fratelli Ferraiolo e la politica battipagliese, noterà una differenza? Certo, i battipagliesi avranno pure un sacrosanto tentennamento laico: "o maronna mia, ma com'è, abbiamo votato Berlusconi e il sindaco Barlotti governa con Veltroni?".
Fatta salva la Madonna, si salvi chi può. Nella zona del Cdr, soprattutto, dove si impazzisce per i cattivi odori. Il direttore ha avuto qualche problema giudiziario, le ecoballe sono sempre fuori, comanda ancora Bertolaso, nonostante le porcherie venute fuori dalle intercettazioni. Ma cari politici, di quale speranza devono morire i cittadini vicino al Cdr? Qualche volta si torna a parlare di urbanistica, roba da fili ad alta tensione. Battipaglia è stata costruita con i piedi. E' la negazione di tutti i libri di architettura. Sacco dopo sacco, è un ammasso di case. Da affaristi senza gusto. Ma tra un convegno sul turismo e una barzelletta di Schettino, qualcuno ha notato una difformità? In litoranea sono chiuse le discese comunali a mare. Non ci passa nessuno. Neanche l'ambulanza. In caso di sos, chiamate l'elicottero. Tra abusi privati, iper perdonati, e cretinate politiche, il mare di Battipaglia si tinge di giallo fogna tra l'idrovora del Lago (divieto di balneazione) e la foce del Tusciano (divieto pure qui). Il premio Lele Mora va a chi si è costruito la piscina. Non per se e per i familiari. Ma per i bagnanti, in riva al mare. Uno va a mare, ma fa il bagno in piscina. Se i battipagliesi non vogliono essere divorati dagli eritemi non hanno scelta. Bagni al cloro, un'estate da ipertensione. C'è una novità, però. Un dibattito, in consiglio comunale, è stato concluso. L'ospedale unico tra Eboli e Battipaglia si farà. I due doppioni vanno eliminati. Speriamo passi pure la paura che, per una visita oculistica, si prenda prima la pensione. I battipagliesi storcono il naso, l'ospedale unico non nascerà domani. E già immaginiamo la guerra civile per il titolo da dargli. A chi lo dedicheremo, l'ospedale unico? A Matteo Ripa o a Ferdinando di Borbone? E come verranno distribuiti gli straordinari e le promozioni politiche? L'ultrà di Eboli o Battipaglia potrà scegliere se ricoverarsi nel padiglione battipagliese o nell'ala ebolitana?

Il Pensiero unico al comando - Barlotti in stato confusionale


E poi dicono che il pensiero unico, ossia il propinare costantemente le medesime ricette - da anni rivelatesi fallimentari - per gli stessi problemi, è solo una critica inventata dei soliti pazzi comunisti. Si pensi alle lunghe ed interminabili discussioni consiliari sul bilancio di previsione 2008. Il quadro è questo: c'è un sindaco di destra che, dopo aver accusato il PdL di averlo ricattato per ottenere interessi personali e/o di partito, è attualmente appoggiato da qualche consigliere dissidente di AN e qualche consigliere delle civiche di destra o con un passato in partiti di destra, mentre viene fortemente osteggiato dalla coalizione di destra che intanto ha imbarcato quello che era un candidato sindaco sostanzialmente di destra (Zara), e suoi pretoriani annessi e connessi. Praticamente il centrodestra battipagliese, al timone da 15 anni, era praticamente imploso su sé stesso, nonostante ben 26 consiglieri di aree politiche omogenee. Tuttavia implosione non vi è stata, poiché il PD ha deciso di concedere il proprio appoggio ad un sindaco transfugo ed in stato confusionale, ad un gruppo di consiglieri che appare un'accozzaglia non ben amalgamata, ad una giunta politicamente piatta. Non c'è da sorprendersi, oramai da anni le dirigenze ex DS - anche sul piano locale - hanno perso quelle grandi abilità di elaborazione autonoma e alternativa del pensiero politico, ed è quasi scontato che riescano a far pensare che la rovina di una città sia un anno di commissariamento, e che la finanziabilità di progetti di intervento a mezzo fondi UE si misuri sui tempi brevi di presentazione, e non in termini di concertazione sovracomunale, di compatibilità socio-economica con il territorio o di serietà dei controlli. Così si butta il fumo negli occhi, per sostenere un governo comunale e il suo bilancio. Bilancio che sta monopolizzando le sedute del Consiglio, con il PdL che fa ostruzionismo risibile (50.000 euro in meno per le divise dei VV. UU.), anche se il pudore politico consiglierebbe di pensare che il Comune in pre-dissesto finanziario lo hanno lasciato loro, e con il PD che non si accorge di dover paradossalmente difendere e avallare i fallimenti della destra. Così, in Consiglio vige il pensiero unico: sperpero e malagestione di danaro pubblico, tanto poi il pareggio di bilancio si ottiene con tagli e controtagli, e ciò innesca il circolo vizioso della perenne crisi finanziaria; ricette praticate da anni dalla destra battipagliese, ed ora propinate dalla nuova alleanza PD-Barlotti. Così, nessuno, soltanto noi pazzi comunisti, vorrebbe chiedere agli strepitanti Zara e Motta, a Barlotti e Guzzi, a Terribile e quant'altri: Ma la realizzazione dell'area PIP, finanziata con 9 milioni di euro, che fine ha fatto? Come si fa a far andare in prescrizione diritti di incasso per più di 10 milioni di euro? E visto che i residenti delle zone di Via Olevano e di Via Turco chiedono insistentemente lavori di rifacimento, si sono controllati i risultati dei lavori di manutenzione straordinaria aggiudicati da una ditta di Montecorvino poco più di un anno fa al costo di più di 300.000 euro? E perché dobbiamo scoprire che che si devono spendere più di 100.000 euro per consulenza riguardante il tanto vantato D.O.S. (Documento di Orientamento Strategico, in cui vengono dipanate "le linee di sviluppo strategico dell'ente"), il che equivale a dire che una ditta di chissà quale parte d'Italia deve dire ai nostri politici quali sono le potenzialità di sviluppo della loro e nostra città! Di certo, qualche sommetta di quelle elencate avrebbe fatto molto comodo alle tante giovani coppie battipagliesi che sono state escluse dalla graduatoria per il sostegno all'acquisto della prima casa…mentre costruttori, speculatori sui fitti, banche, finanziari e qualche usuraio hanno qualche motivo in più per gioire!

Una domenica tragica - Alì e Arduino morti per niente


Bastava chiedere scusa, abbiamo sbagliato. Il servizio doveva partire prima, sincere condoglianze. Vi possiamo portare qualcosa, potete alloggiare in quest'albergo. Questo dovrebbe fare un sindaco, di fronte alla tragedia del 15 giugno. Alla famiglia Candela, nessuno ha portato assistenza. Sarà che sono di Avellino, che non votano in zona. Erano in lutto per la perdita del figlio Arduino. I coniugi Candela. Quanto basta per smuovere l'intera macchina comunale. Sono rimasti in riva al mare, per quattro giorni. Su una spiaggia sporca, in un indecente biglietto da visita. Si fosse fatto vivo qualcuno? Tutti impegnati a festeggiare, l'ebete successo del concerto di San Vito. Quattro giorni in riva al mare. Nessun politico si è mosso.
Ci fosse stato un bagnino, un pattino, una tavola di legno, una fune chiodata. Arduino Candela sarebbe ancora vivo. Niente. Sulla spiaggia libera di Eboli si muore per niente. Il servizio bagnini è stato sospeso. Tre anni fa. I soldi sono finiti per uno studio che non salverà vite umane.
La famiglia di Arduino è stata a Eboli per quattro giorni. Ad aspettare che il mare gli restituisse il figlio. Non si è visto un vigile urbano, in zona, un assessore, un consigliere comunale a rappresentare il comune. Nessuno. Il sindaco ha preferito altro. Nella domenica più tragica per Eboli, in cui tutta l'Italia ci ha puntato i riflettori addosso. Il sindaco è rimasto rintanato, nella sua torre d'Avorio. A Eboli centro, a brindare al concerto di Riccardo Fogli. "Mamma mia, quanti ebolitani, saranno 100 mila, ne ho visti 200 mila. Abbiamo restituito la piazza agli ebolitani.Quattro giorni sotto il sole e il vento. Distrutti dalla perdita di un figlio. Uno strazio nel dramma, per la famiglia Candela. Una vergogna per tutti gli ebolitani, l'assenza dei "nostri" politici.Il sindaco e i suoi assessori. Così sgomitanti, alle processioni, al 2 giugno in piazza. Così pronti a spararsi le pose, a versare lacrime retoriche. Non è sceso nessuno, a mare. A stringere la mano alla famiglia Candela, a portare un pò di conforto. Ci son volute 48 ore, perchè dalla torre d'avorio uscisse una dichiarazione. "Siamo addolorati, le nostre condoglianze alla famiglia...". Dopo due giorni, il sindaco si è ricordato. Sono morti due ragazzi a mare, a proposito, facciamo un comunicato? Siamo addolorati, ma restiamo qui, in comune, con i condizionatori accesi, con lo spumante nei bicchieri. Imbarazzante sarebbe stato, una visita a Campolongo? E certo, signor sindaco. La spiaggia senza bagnini, l'arenile fetido e sporco, le prostitute sparse ovunque, villa Falcone chiusa e senza i vigili promessi. Con due morti che hanno chiesto aiuto. Alì e di Arduino. Nessuno ha avuto il coraggio di ricordarli. Due morti annegati sotto gli occhi dei bagnanti indignati. Due ragazzi affogati in un mare per nulla agitato, ma con una corrente caina. Perchè i soldi per salvare loro, altrove sono stati destinati. Un sindaco addolorato a Campolongo sarebbe sceso. Melchionda non si è visto. Un vigile urbano nemmeno. In compenso c'erano i carabinieri e la capitaneria di porto. C'erano i bagnanti degli altri comuni, a dare conforto ai Candela. Per una tragedia non ci sono scuse che reggano. Ma rintanarsi impacciato, nel comune degli eletti trasformisti, una scelta più triste, non poteva riuscire a Melchionda. Proviamo tristezza noi per lui, il sindaco che si aggrappa alle bugie "i bagnini li abbiamo sempre messi", una classe dirigente da faccia di schiaffi. Un assessore, un usciere, un messo comunale. Ci fosse stato qualcuno che si fosse sentito in dovere. Di chiedere scusa, di fare le condoglianze. Di dare una pacca sulle spalle, di fare silenziosa compagnia, a una famiglia straziata dal dolore, per un figlio perso tra le onde, per un bagnino che non c'era, per un ragazzo restituito, dopo quattro giorni di solitaria attesa.

Il lancio della busta - Lo sport più praticato in città


Un’estate al mare… in un mare di rifiuti. Sabato 21 giugno 2008, ore 10.30. Provinciale 175, litoranea per tutti. Siamo alla Marina di Eboli. Chi viene da Battipaglia e si dirige verso Agropoli può “ammirare” alla propria sinistra distese di rifiuti indifferenziati: televisori, materassi, tavoli, indumenti, stracci, bombolette spray, cartoni, cassette di legno, rifiuti organici, plastica e chissà cos’altro. Siamo i migliori in Italia, ha detto qualcuno a Eboli, dopo un mese di differenziata. E poi dice che la Lega vuole l’indipendenza dal sud. In questo caso, a ragion veduta.
Parte ufficialmente la bella stagione. Armati di pinne, fucile ed occhiali, i primi turisti che vogliono trascorrere le agognate vacanze nella “riviera ebolitana” son rimasti abbagliati da attrazioni paradisiache. Il luccichio del mare cristallino è il primo pugno allo stomaco. Le nostre acque saranno un giorno (chissà quando) rese balneabili dal depuratore di Coda di Volpe, ormai invaso da 20 mila ecoballe, molte percolanti e sventrate. Secondo impatto. Le isole di spazzatura, altro che ecologiche, ammassate ai margini della strada. Lungo la fantomatica litoranea, strada di commercio estero e sesso a pagamento. A luccicare, infatti, non è solo l’acqua del mare (per 600 metri c’è il divieto di balneazione, i turisti sono stati informati con i cartelli obbligatori?) ma anche il variegato stuolo di prostitute che, in pieno giorno, tra i vari spartifuoco della pineta, si offrono ai clienti. E gli annunciati controlli? La lotta alla prostituzione? Gli ispettori ambientali comunali che dovrebbero affiancare i vigili urbani? Il distaccamento dei caschi bianchi in litoranea? Le “dure sanzioni amministrative per coloro che smaltissero i rifiuti in modo non autorizzato”? Quella del 5 maggio è stata per Eboli una data storica. Finalmente è partita la raccolta differenziata. Il 5 giugno è arrivata la grande bufala sulla differenziata: “Siamo alla soglia del 66% di rifiuti differenziati in un mese” ci fanno sapere dal comune, in tono fiero…ma alla Marina di Eboli appare evidente la vittoria di Pirro. Proprio in occasione del solstizio d’estate, tra la litoranea di Eboli e la provincia di Napoli non c’è differenza a occhio nudo. Un ammasso di rifiuti ovunque, dove il lancio della busta “rifiutata” è diventato lo sport preferito degli incivili residenti. Uno spettacolo indecente. Sulla provinciale 175 (litoranea) da foce Sele alla zona Lago, ogni 200 metri, ma anche meno, si avvistano cumuli di spazzatura. Per non parlare della pista ciclabile, adatta ai carrarmati dell’esercito persanese, e l’area degli abbattimenti, abbandonato di giorno, parco dell’amore di notte. Se la Marina piange, il centro della città ha punti davvero critici. Il lancio del rifiuto dal finestrino dell’auto è in voga lungo la statale 19, che collega Eboli e Battipaglia. Ai piedi della salita di San Cataldo. Sabato 21 giugno, vergogna tra le vergogne, è stata incendiata la spazzatura di fronte la caserma dei carabinieri, in via Serracapilli. Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, per domare le fiamme. Da Palazzo di Città arriva notizia che partiranno i controlli dei vigili in quad (quadriciclo) sulle spiagge ebolitane e tra gli spartifuoco della strada litoranea. Controlli che si intensificheranno nei mesi di luglio e agosto. Aspettando i bagnini sulle spiagge libere, per evitare altre tragedie, siamo in attesa di capire se, oltre alla Tarsu aumentata del 15%, non solo i commercianti ma anche i cittadini, dovranno pagare i sacchetti della differenziata. In uno scenario angolese (con tutto il rispetto per l’Angola), diventa assai difficile intonare il motivetto più inflazionato: “Per quest’anno, non cambiare (possibilmente)… stessa spiaggia, stesso mare (purtroppo)!”.

Le mura di Paestum - Il lavoro caparbio di Marina Cipriani


All'inizio c'era l'erba. A sommergere le mura. C'erano i rami d'albero, a infilzare la storia. Lo scenario è cambiato. Grazie all'intervento della direttrice del museo di Paestum, Marina Cipriani. Le mura sono state recuperate, nel primo tratto. Cento metri, una faticaccia da maratona. L'intero perimetro è di 5 chilometri, qualcosa in meno. Il primo intervento è stato concluso. Il risultato è spettacolo puro, testimonianza antica di tre civiltà di passaggio. In principio ci furono i greci, lo sanno in molti. Poi arrivarono i lucani, i più "discreti". Quindi i romani, prima repubblicani, poi imperialisti. Ognuno di loro ha lasciato un segno. Uno strato di mura. Una strada. Una casa, un tempio, un ornamento. Testimonianze tutte diverse. Scoperte quasi per "caso", nel ripulire le mura: "testimonianze sommerse, fino a qualche anno fa" ricorda, con soddisfatto sorriso, Marina Cipriani. La dottoressa testarda, che combatte l'incuria del tempo, l'ignoranza dei politicanti e le polemiche stupide. C'era i rovi. I rami. Le erbacce. I lavori sono iniziati nel 2003. Un anno dopo il primo lotto era restituito all'antico splendore. Adesso è iniziato il secondo. Cento metri di storia, in uno scenario teatrale e magico. L'intervento precedente risale all'epoca fascista. Erano gli anni Trenta, si procedeva con modalità maccheroniche. Il lavoro odierno è iniziato da Porta Sirena, continuerà a lungo, con i finanziamenti europei e statali. L'intervento è iniziato con la catalogazione. Una sciocchezza, verrebbe da pensare, nell'era internet, dove spadroneggiano i computer. Un'altra fatica erculea, per diversi motivi: "I blocchi delle mura vanno separati. Sono di epoca diversa. Queste mura ci raccontano la storia di tre civiltà". Il paramento viene fotografato e catalogato, sul lato esterno e interno. Si scava, si cataloga e si annota. Le mura parlano, le strade antiche pure. C'è la città residenziale, a est, verso il mare. E c'è la città religiosa, tra tempietti e piccole necropoli. La prima traccia di civiltà è del VI secolo avanti Cristo. C'è una strada greca. All'interno delle mura, materiale sacro, con piccoli santuari. Ognuno adorava un suo dio. "Durante gli scavi, abbiamo scoperto dieci strati tra l'epoca greca e romana" afferma Marina Cipriani. Scavare a Paestum è come trivellare in Kuwait. Nel VI secolo avanti Cristo c'erano i greci. Nel quarto gli etruschi. Nel I secolo dopo Cristo, appaiono chiare le tracce della Roma imperiale. Ma ci sono ritrovamenti ancora più antichi: "scavo dopo scavo, ci siamo imbattuti in una capanna dell'età del bronzo". Sotto le mura di Porta Sirena, copiose compaiono le tracce dei santuari e dei suoi frequentatori: vasi in miniatura, piccoli gioielli, cosmetici. A 200 metri verso il mare ci sono le case antiche: "sono di età imperiale, sono appartamenti chic. Risalgono alla Roma imperiale. Abbiamo poche testimonianze delle case lucane". Sulle residenze greche, invece, le verifiche continuano. L'equipe della dottoressa Cipriani è composta da 4 architetti e 4 archeologici. Ci sono i neolaureati dell'Università di Salerno. Con loro è iniziato il secondo intervento, a Porta Sirena. L'architetto Voza ha puntato l'attenzione sulle mura: "sono di una spettacolarità unica. E ci dimostrano l'importanza che avevano per la difesa della città". Non solo storia, civiltà e antichi reperti. Guardando le mura recuperate a Paestum, un architetto di oggi si emoziona. La struttura strategica per difendersi dagli attacchi nemici è una lezione per gli appassionati di architettura. Ultimato l'intervento sulle mura di Porta Sirena, tra qualche anno si potrà passeggiare in uno scenario di incanto assoluto. Da Porta Sirena a Porta Aurea, la direttrice Cipriani ha un obiettivo ambizioso. Restituire alla civiltà contemporanea tutte le tracce di chi ha fondato Paestum e ne ha tramandato la storia nei secoli.

La permanenza e l'oblio - Dalla Grecia a noi, attraverso gli acquerelli di Enzo Paudice


Sabato 21 Giugno è stata inaugurata la mostra di acquerelli dal titolo “La permanenza e l'oblio” dell'artista ebolitano Vincenzo Paudice. Diciassette opere realizzate negli ultimi anni, appunti di viaggi in Grecia che l'autore compie annualmente, alla scoperta di ciò che resta della poleis greca. Un percorso d'amore per la cultura che guida l'artista alla ricerca della genesi della nostra stessa società. L'esperienza del viaggio e la contemplazione di questi splendidi luoghi si sublima nell'elaborazione degli acquerelli all'interno del proprio atelier. E seguendo il percorso proposto nella mostra si riscopre un mondo vivo, fatto non di reperti archeologici, bensì di testimonianze attive, di un passato sempre osservato in relazione al presente. E' questo connubio mai sciolto fra presente e passato che caratterizza in maniera iperpositiva la mostra di Vincenzo Paudice. La mano dell'uomo contemporaneo è presente sui siti di ritrovamento ma non ne sconvolge il significato, che permane indelebile nella cultura del nostro tempo, e spesso è rilegato nell'oblio, per una colpevole superficialità peculiare all'età del consumismo. Ricostruendo invisibili itinerari, le opere realizzate diventano fonte di dibattito e riflessione. I Greci furono nel corso di tutta la loro storia i grandi inventori e plasmatori delle comunità politiche. Da loro ogni società moderna attinge il seme della democrazia. Quella stessa democrazia che oggi è quotidianamente offesa, se non abiurata, in decreti legge emendati direttamente dagli scranni del parlamento. Purtroppo non sempre la storia delle istituzioni, e la storia stessa, progrede; nel caso degli eredi diretti della Magna Grecia essa è di certo regredita. Su un punto, più di altri: l'attiva partecipazione alla vita politica da parte di tutto il popolo.
Fa pensare un articolo di Giorgio Bocca pubblicato su Venerdì di Repubblica in cui il noto giornalista muove una critica aspra nei confronti dei campani, di chi difende il terreno su cui vive dai pericoli “mortali” di una discarica. Bocca scrive: “Ma cosa vogliono questi sofisti della Magna Grecia che non solo hanno permesso alla camorra di diventare governo, ma sostengono anche che sia conveniente assecondarla in questa manifestazione d'inciviltà?..” Sofista è chi punta tutto sulla retorica, fondandoci su il proprio consenso. Sofista è il demagogo. Sofista è chi parla, molte volte, sapendo di ingannare. Mi dispiace che Giorgio Bocca bolli la resistenza napoletana con tale termine. Inquadrerei piuttosto questi eventi di ribellione in un contesto di ultimo istinto di sopravvivenza delle persone: sopravvivenza fisica (è risaputo, una discarica non fa molto bene ai polmoni) ma anche sopravvivenza civile, da parte di chi ha sempre convissuto in un contesto difficile pagandone le pene e le sventure. La Campania è custode incomparabile di storia. Pithecusa, l'odierna isola di Ischia, è il più antico insediamento greco in Italia, risalente all'ottavo secolo a.C. Paestum è uno dei più importanti parchi archeologici d'Europa. La scuola sofistica ha fatto il suo corso e vive oggi nelle udienze degli avvocati e nei discorsi dei politici. Quello che invece bisogna estrapolare dal mondo greco, come oro da una miniera, è l'abitudine della democrazia, l'ampia ed appassionata dedizione alla politica. Pericle scriveva: “Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.” Basta vedere la situazione politica attuale per capire quanto importante sia il messaggio greco e quanto indietro siamo noi rispetto a quella società!