Spiagge privatizzate - Pagare per credere


Scontro sul piano per la gestione delle spiagge pubbliche. Il progetto passa con il voto della maggioranza, ma senza quello di Rifondazione Comunista, che vota contro, assieme all’opposizione. All’esterno dell’aula consiliare, alza la voce Legambiente, annunciando un ricorso al Tar. «Faremo tutto il possibile perché il piano venga bocciato – è il tamburo di guerra suonato da Pasquale Del Duca, dirigente della sezione di Agropoli – Tra le altre cose, c’è un aspetto che ci indigna: il regolamento prevede che vengano favoriti i proprietari di terreni attigui alle spiagge, per quanto riguarda le richieste di concessioni demaniali. Un vero e proprio illecito. Ci opporremo ricorrendo al Tar». La maggioranza issa le vele, Legambiente prova a tagliarle. I disappunti sono parecchi: «Il piano non prevede la gestione e la manutenzione delle aree che ricadono nel Parco. Avevamo chiesto l’introduzione di ulteriori motivazioni per la revoca delle concessioni, ma anche quest’istanza non è stata accolta. Avevamo presentato delle osservazioni, noi di Legambiente. Sono state tutte rigettate. Le osservazioni dei pescatori, dei cittadini, hanno fatto la stessa fine”.
Paradossalmente, i consiglieri comunali del Popolo delle Libertà, Mario Pesca ed Emilio Malandrino, hanno avanzato istanze “stataliste”, chiedendo che almeno il quaranta percento delle spiagge rimanesse nella disponibilità del comune. Rotto il feeling con la maggioranza, Legambiente si è ritrovata sulle stesse posizioni del centrodestra. Il quaranta per cento al comune, il resto ai privati. La maggioranza di centro sinistra ha riservato al comune solo il 30 per cento delle spiagge. Di questo 30, il 15 potrebbe essere dato comunque in gestione e cooperative e associazioni onlus, rendendo di fatto, liberamente fruibile, solo il 15 percento.
Ma le anomalie ad Agropoli non sono finite. Il centrodestra si ritrova nelle vesti di paladino del popolo: «Noi del Pdl abbiamo votato contro il piano di gestione delle spiagge – spiega Pesca – perché riteniamo che il consiglio comunale abbia sbagliato a rigettare tutte le osservazioni dei cittadini. Eravamo favorevoli a mantenere il 40 per cento di spiagge pubbliche. Ritenevamo che ci fossero alcune spiagge che dovessero essere comunque preservate in quanto tradizionalmente frequentate dai cittadini di Agropoli». Gli arenili “gioiello” a cui si riferisce il centrodestra sono la spiaggia di San Francesco e lo scoglio del sale. Aree peraltro incluse nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che, secondo coloro che si sono opposti al Piano, dovevano essere escluse. I cittadini sono particolarmente legati alla caletta di San Francesco. Secondo la leggenda, dalla sommità dello scoglio, che in quel punto affiora a pelo d’acqua, il santo avrebbe predicato ai pesci. Centrosinistra sordo alle istanze. Legambiente, Pdl e cittadini incassano la sconfitta. Alle corde è finito anche Pippo Vano, esponente di Rc. Il presidente della Commissione Consiliare Demanio e Porto sperava di avere più voce in capitolo. Ma anche le sue istanze sono state defenestrate. Da parte sua Vano non drammatizza, ma dichiara serafico: «L’amministrazione comunale ha fatto proprio un indirizzo politico che Rifondazione Comunale non condivide». Continuando la sua sortita, Vano ha recuperato lo smalto rosso smarrito: «Almeno il 40 per cento delle spiagge doveva restare pubblico e nessun privilegio andava riconosciuto ai proprietari terrieri limitrofi alle spiagge». Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex sindaco, Antonio Domini: «Calpestare le istanze dei pescatori è una scelta incondivisibile. Il comune doveva riservarsi il 50 percento della spiaggia. La maggioranza non ha tenuto conto nemmeno di alcuni posti riservati per gli albergatori. Si va contro lo sviluppo stesso del turismo. Agli albergatori doveva essere data la priorità nella richiesta di concessioni perlomeno per la posa ombrelloni, in numero proporzionato a quello delle stanze».

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