Consiglio Regionale della Campania Gruppo Consiliare del Partito della Rifondazione Comunista

Interrogazione

All’Assessore alle attività produttive e agricoltura Andrea Cozzolino

Premesso che le analisi condotte sul latte di bufala finalizzato alla produzione di mozzarella di bufala campana, hanno confermato che, salvo una piccola percentuale concentrata nell’area del casertano, la nostra produzione è esente da presenza di diossina;
che i nostri produttori, hanno subito danni enormi, causati dal blocco della produzione per il periodo occorso per avere i risultati delle analisi;
che le associazioni di categoria hanno quantificato in circa 100 milioni di euro il danno accusato dall’intero comparto;
che ora si pone la necessità di una strategia di rilancio del marchio DOP per recuperare quote di mercato perse durante questa crisi;
che anche realtà territoriali si sono attivate per mettere in campo iniziative tese a recuperare l’immagine del prodotto leader del nostro settore agro – alimentare, come il progetto “La Grande Bufala” che coinvolge l’intero territorio della Regione interessato dalla produzione dall’Aversano alla Piana del Sele, ma che incomprensibilmente ostacoli burocratici sembrano vanificare questi sforzi;
si interroga per sapere in che modo codesto assessorato intende intervenire per fronteggiare il grave danno che il comparto bufalino ha subito a seguito della crisi da diossina; se intende rifinanziare la L.R. 3/2006 tesa a fronteggiare situazioni di crisi di tali portata; quali atti intende porre in essere per rilanciare il marchio della mozzarella di bufala campana, così duramente colpito nella sua immagine; se codesto assessorato intende muoversi in sinergia con i territori per porre in essere una strategia di rilancio del marchio della mozzarella di bufala campana, e perché progetti che hanno coinvolto province, comuni e associazioni di categoria, come la “Grande Bufala”, non vengono tenute in considerazione.


Proposte di legge

Sala del Commiato: “Disposizioni per la realizzazione di locali per la celebrazione delle esequie civili o di confessioni religiose minoritarie.

La società post-moderna, multietnica e pluriculturale impone la coesistenza di culture e religioni assai diverse, nei cui confronti lo Stato deve promuovere una effettiva integrazione e valorizzare la diversità delle credenze religiose, ma anche delle convinzioni non religiose. Per questo molti cittadini fanno rilevare l’esigenza di poter disporre di spazi dedicati all’accoglimento di salme di persone che in vita avevano espresso il desiderio di ricevere un funerale laico. E’ forte il bisogno di uno spazio non-confessionale o pluri-confessionale per la commemorazione dei defunti, realizzato in modo da garantire l’accoglimento del feretro e dei partecipanti in un ambiente adatto allo svolgimento della cerimonia funebre. Mentre nel caso della funzione celebrata in Chiesa, quest’ultima costituisce un luogo di incontro in grado di accogliere quanti desiderino parteciparvi, non è offerta la medesima opportunità a coloro che abbiano disposto per un funerale non religioso o di una confessione religiosa minoritaria. Pertanto lo Stato, deve predisporre adeguati luoghi, attrezzati e decorosamente arredati, per la commemorazione dei defunti.
Tali luoghi, che denominiamo «Sale del commiato» dovranno essere realizzati dai Comuni in spazi da essi individuati, eventualmente anche all’interno dei cimiteri, in maniera da consentire tempi e modalità di svolgimento delle esequie che garantiscano il rispetto delle volontà del defunto e dei loro familiari, nonché il dovuto decoro nella celebrazione del rito.

Disciplina delle procedure per il rilascio di autorizzazioni all’attività di acquicoltura di specie ittiche inclusi i grandi pelagici in mare aperto

La Proposta di legge relativa all’acquicoltura di specie ittiche in mare aperto, nasce dall’esigenza di porre ordine in un settore cui potrebbe essere affidato gran parte del futuro della pesca in Regione Campania.
E’ indispensabile porre fine ad una sorta di anarchia che, oltre a determinare conflitti fra comuni con vocazione o interessi diversi, pone spesso questa attività o come qualcosa di impossibile a realizzarsi per i vincoli che di volta in volta vengono imposti, o come una vera alterazione dall’ambiente e quindi in rotta di collisione con altre attività economiche, come quelle turistiche, che puntano tutto sulla qualità delle acque al fine della balneazione.
La proposta di Legge si compone di 11 articoli.A partire dall’articolo 3 si entra nel merito delle procedure per il rilascio dell’autorizzazione all’acquicoltura e quindi: il numero e la tipologia delle gabbie, i mesi dell’allevamento, il volume ed il numero degli individui in allevamento, sia per il pre-ingrasso che per l’ingrasso.
L’articolo 5 disciplina la Valutazione d’impatto ambientale che , ovviamente, deve tenere conto di quelle che sono le caratteristiche ambientali del sito ove vengono avviate le attività di acquicoltura.
L’articolo 6 descrive le prescrizioni tese a ridurre l’impatto ambientale : la distanza dalla costa, l’altezza della colonna d’acqua, fino alle barriere naturali depuranti.

Interventi per la prevenzione, igiene, cura e riabilitazione odontoiatrica per tutti.

La sanità costituisce un costo per il singolo cittadino che deve pagare il ticket di fronte a determinate prestazioni, oppure rette e contributi in caso di ricovero in RSA, che si deve rivolgere al privato, per potere accedere a prestazioni sanitarie in tempi ragionevoli. Molti cittadini e molte famiglie si sono impoveriti e si impoveriscono per sostenere i costi della sanità.
Uno di questi – molto pesanti – è quello per le cure dentarie. Come avviene per ogni patologia prevenibile, i costi da sostenere per le cure quando le malattie si instaurano sono molto elevati.
A questa considerazione bisogna aggiungere anche quella delle ricadute sulla salute generale dei cittadini delle patologie del cavo orale, spesso sottovalutate.
Nella stragrande maggioranza dei casi soltanto una piccola parte della popolazione riesce ad affrontare i costi delle cure odontoiatriche erogate in ambito privato e le tariffe e i livelli di appropriatezza sono più derivati dall’andamento del mercato che da valutazioni oggettive.
Perché le cure odontoiatriche sono al di fuori delle prestazioni, dei livelli essenziali di assistenza? Perchè il Servizio Sanitario Nazionale le esclude in gran parte dal suo intervento?
La legge finanziaria per il 2007 ha stabilito per l’assistenza odontoiatrica una quota ulteriore di 100 milioni di euro oltre alla spesa attualmente sostenuta. Un’inezia rispetto al reale fabbisogno, tuttavia possiamo vederla come un inizio, una modalità di aprire la strada all’effettivo inserimento delle cure dentarie nei Livelli Essenziali di Assistenza.
L’obiettivo della proposta di legge è proprio quello di inserire progressivamente il sistema di prevenzione e cura dei denti all’interno dei LEA.
Sono previste due fasi per giungere allo scopo: la prima di rendere effettivo e uniforme ciò che fin’ora rientra nei LEA: prevenzione e cure odontoiatriche rivolte ai bambini e adolescenti, agli anziani ultrasessantacinquenni ed alle persone con redditi bassi; una seconda fase nella quale si attiva nel Servizio Sanitario Nazionale un servizio odontoiatrico pubblico rivolto a tutti i cittadini.
Si incoraggia l’accreditamento dei privati con la definizione di tariffe praticabili anche dai ceti meno abbienti. questi studi – oltre ad essere accreditati - debbano svolgere Azioni preventive in coordinamento con il Servizio Pubblico.
Sempre in questa prima fase hanno diritto alle cure dentarie gratuite tramite il sistema dell’accreditamento con le strutture private accreditate anche i cittadini con bassi redditi. Il reddito ISEE verràa usato come riferimento.
Il successivo passaggio riguarda l’organizzazione del servizio odontoiatrico pubblico il quale dovrà svolgere tutte le funzioni, da quella preventiva fino a quella curativa e protesica.

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